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ZERO CODA ALLA CASSA – Arrivano i supermercati interattivi sui muri + Video


 

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PRESTO ARRIVERANNO ANCHE DA NOI

si potrà andare a fare la spesa senza dover tornare a casa con sacchetti pesanti e pieni di spesa. Questo sarà possibile, ma lo è già in moltissime parti del mondo, grazie ai supermercati virtuali che non hanno merce fisica esposta sui banconi,ma solo l’immagine del prodotto ed un codice QR. Si potrà scegliere il prodotto utilizzando un’applicazione gratuita per smarthphone e, visualizzando il codice a matrice, si potrà pagare e ricevere la merce a casa dopo qualche ora (il tempo varia a seconda della merce scelta).Niente sacchetti pesanti, zero coda alla cassa. In Italia non ce ne sono, ma questi supermarket interattivi hanno fatto la loro comparsa nel 2009 ad opera della Tesco, una nota catena alimentare Inglese che lanciò un servizio di home-plus nella Corea del Sud, installando dei grandi manifesti sui muri dei corridoi della metropolitana.

LA SCORSA PRIMAVERA ANCHE A CHICAGO E’ STATO MESSO IN ATTO LO STESSO SERVIZIO DI CARTELLONI INTERATTIVI DALLA PEAPOD ALIMENTARI

La novità si è rapidamente diffusa in Canada e negli Stati Uniti, Cile, Svezia, Irlanda e così via. Oltre al “supermercato” stanno cominciando a provare questa nuova formula di vendita anche negozi con merce di diverso tipo, giocattoli e profumi sono già esistenti. Questa soluzione sembra piacere alle Aziende, probabilmente perchè unisce la possibilità di vendere a quella di avere un grande pannello pubblicitario posto in luoghi strategici.Oltretutto è una via di mezzo fra l’acquisto online e lo shopping (irrinunciabile) e anche al cliente sembra piacere.

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Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org

 
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Pubblicato da su 28 febbraio 2013 in Attualità

 

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19 TRUCCHI DEI SUPERMERCATI PER MANIPOLARE LE NOSTRE MENTI


1- Vi danno un cestino.

Una ricerca condotta nei supermercati ha scoperto che il 75 per cento di chi ha in mano il cestino per fare la spesa compra sempre qualcosa, in confronto ad appena il 34 per cento di chi non ha il cestino. Così, quando all’entrata del supermercato un membro dello staff porge il cestino ai clienti, non è per fare un favore a voi, ma all’azienda.
2- Frutta “pronta e matura”.

Poiché i supermercati desiderano che la frutta si conservi il più a lungo possibile sugli scaffali, obbligano i fornitori a raccoglierla acerba, sebbene ciò implichi che non sarà altrettanto buona, dato che gli zuccheri non si sono completamente sviluppati. Essendo abituati all’idea che la frutta è sempre dura quando la compriamo, siamo disposti a pagare un extra per il privilegio di avere frutta matura.

3- Prezzatura Ingannevole.

Il metodo irrazionale della prezzatura pone il prezzo degli articoli diciamo a 4,99 euro invece che a 5,00. Il motivo sta nel tempo necessario per procedere alla memorizzazione. L’arrotondamento verso l’alto implica uno sforzo mentale maggiore rispetto al processo di memorizzazione delle prime cifre. Inoltre, a causa della grande quantità di informazioni che i clienti devono elaborare, il dato del prezzo deve essere immagazzinato in un tempo molto breve. Il modo più conveniente per farlo, in termini di memoria e di attenzione, è quello di ricordare le prime cifre. Così ci illudiamo di spendere meno di quanto non spendiamo in realtà.
4- Paghi uno e prendi due.

È l’offerta che ha dimostrato di aumentare le vendite fino ad oltre il 150 per cento. A dispetto di quel 50 per cento che effettivamente fa risparmiare, questo tipo di operazioni ci inducono a consumare un prodotto in quantità maggiori rispetto alle nostre abitudini, così, quando l’offerta finisce, siamo inclini a comprarne ancora. Ed oltre ad incoraggiarci ad acquistare più di quello che ci serve, queste offerte celano un costo occulto ai danni dei produttori, poiché sono loro, e non il supermercato, a finanziare le promozioni. I supermercati le utilizzano per disfarsi della merce che non vendono.

5- I bambini.

Quando i supermercati Sainsbury’s lanciarono il progetto dei corsi di cucina per bambini (che i genitori pagavano 5 sterline), da tenersi durante le vacanze scolastiche in alcuni punti vendita selezionati per l’occasione, i corsi furono organizzati presso i Caffè “Pappagallo Blu”, una linea di prodotti per bambini che propone sedicenti versioni più sane dei tipici cibi pronti come i bocconcini di pollo e la pizza. I piccoli partecipanti se ne andarono con una borsa a forma di caramella e un grembiule firmati Pappagallo Blu, con la raccomandazione che se anche non avevano voglia di cucinare, potevano sempre convincere le loro mamme a prendere qualcosa di già fatto da Sainsbury’s.
6- All’altezza dello sguardo.

I prodotti esposti all’altezza dello sguardo vendono il doppio, per questa ragione spesso gli articoli costosi vengono messi lì. Se guardate in basso agli scaffali, scoprirete alternative più convenienti. Allo stesso modo, notate dove sono posizionati i prodotti meno sani per bambini: al livello dei loro occhi. È a loro che si vuole vendere, non a voi. I genitori saranno disposti a comprare qualcosa che non avrebbero scelto solo perché i bambini fanno i capricci.
7- Testimonial famosi.

Se un cuoco alla moda come Jamie Oliver afferma che il cibo di un supermercato è buono, o un’attrice amata  reputa i prezzi convenienti, il supermercato acquista credibilità. Si stima che da quando Oliver ha iniziato a lavorare per la Sainsbury’s , i profitti della catena siano volati alle stelle, al di sopra dell’1,2 miliardi di sterline. Nel frattempo i programmi pubblicitari di Priscilla Scales alla TV hanno fatto aumentare di 2,2 miliardi di sterline gli incassi dei supermercati Tesco.
8- Prodotti Civetta.

I prodotti di prima necessità quali pane, burro, latte e zucchero attirano i consumatori nei supermercati e sono invariabilmente venduti a basso costo per cercare di battere la concorrenza. (Di solito la catena Tesco propone 160 articoli a basso costo). Noti anche come “prodotti civetta”, convincono il cliente che sta facendo un buon affare: i prezzi di questi beni li abbiamo sempre in mente per cui ci si accorge più facilmente degli sconti. Non fatevi ingannare. A questo i supermercati rimediano, alzando i prezzi su altri prodotti di cui non ricordiamo il costo.
9- Scatola nuova, prodotto vecchio.

Stanchi del pollo “Tikka masala”? Perché non assaggiate la nuova specialità regionale “Keralan masala”? La differenza sta tutta e solo nella confezione.

10- Assaggi gratuiti.

Potete anche non comprare il prodotto che vi hanno appena offerto di assaggiare, ma lo stomaco comincerà a liberare i succhi gastrici, facendovi avvertire di più la fame. Questo vi indurrà ad acquistare del cibo in più, in particolare prodotti pronti e più costosi, che potrete gustare non appena usciti dal supermercato.
11- Si compra come si legge.

Le persone che leggono da sinistra a destra scorrono anche gli scaffali da sinistra a destra. Perciò le varietà più costose di un determinato prodotto si troveranno sulla sinistra, quelle più convenienti sulla destra.
12- La musica.

Per un periodo di due settimane, a giorni alterni, in un reparto che esponeva vini francesi e tedeschi venne diffusa musica francese e tedesca. La musica francese portò i vini francesi a vendere di più di quelli tedeschi, mentre la musica tedesca causò l’effetto opposto. Ma non è solo il tipo di musica ad influire sugli acquisti, conta anche il fattore tempo. Camminiamo compiendo approssimativamente 90 passi al minuto. Una musica al di sotto dei 90 battiti al minuto ci fa rallentare inconsciamente, e ci trattiene più a lungo tra gli scaffali.
13- Il falso affare.

I supermercati promuovono un prodotto ad un prezzo che riporta accanto un prezzo più alto, da cui voi supponete abbiano ricavato il primo, riducendolo. In effetti, non vendono mai quel prodotto al prezzo più alto, ma lo compriamo perché ci sembra un affare.
14- Prodotti dal valore aggiunto.

Una mela costa 20 centesimi. Ma tagliatela, riponetela in una vaschetta e vendetela come “mela a spicchi” ed essa verrà a costare 99 centesimi, per meno della metà di prodotto. Chi ha così poco tempo da non potersi tagliare una mela?
15- Le distanze.

Per prolungare il tempo che trascorriamo a contatto con i prodotti durante la spesa, i negozi posizionano gli articoli e le marche più richieste in mezzo ai corridoi, assicurandosi così che da qualsiasi direzione il cliente debba passare, ci metterà sempre molto tempo a raggiungerli. Allo stesso modo, i beni di maggior consumo come pane e latte si trovano in fondo al negozio. I clienti devono passare in mezzo a molta merce esposta prima di vederli e ci sono maggiori possibilità che effettuino acquisti dettati dall’impulso.
16- Iniziative Sociali.

la catena Tesco ha istituito il progetto “Computer per le scuole”, con cui i buoni acquisto emessi su alcuni prodotti possono essere scambiati con materiale informatico per le scuole locali. Tuttavia, come Ben Laurence scrisse sull’Observer: “Mentre i costi per la Tesco sono modesti, i clienti devono spendere 110,000 sterline in generi alimentari perché una scuola ottenga un modesto PC”.

17- (il profumo del) pane appena sfornato.

I supermercati non producono realmente il pane che vendono, ma intervengono solo sull’ultima fase della lavorazione. Tutta la preparazione e l’impastatura sono realizzate altrove. I supermercati si limitano a scongelare la pasta e la riscaldano fino al punto in cui si diffonde un rassicurante profumo di pane appena sfornato.
18- Carte fedeltà.

O come i supermercati desiderano che le chiamiamo: “Carte Premio”. Facciamo la nostra spesa e ci ricompensano con uno sconto sugli acquisti futuri. Cosa potrebbe esserci di più generoso? Se è un regalo, allora perché la Tesco negli ultimi 8 anni è riuscita ad istituire il progetto delle tessere a costo zero per i supermercati? Perché spendiamo di più una volta che abbiamo la tessera. Primo, il 42 per cento di noi, nel momento in cui entra in possesso di una tessera, spende più soldi, forse per quella logica sbagliata che ci fa pensare che più compriamo più sconti otterremo e perciò spenderemo meno. Seconda cosa, lo scopo dei buoni sconto, con i quali siamo premiati, non è di indurci a risparmiare denaro, ma di invogliarci a comprare prodotti che normalmente non acquisteremmo. Come uno spacciatore di droga ci fornisce la dose gratis per ridurci alla dipendenza.
19- Televisione a zona.

La nuova TV Tesco trasmette avvisi pubblicitari in rapporto alla zona del magazzino che vi trovate a visitare. Siccome il 75 per cento delle decisioni riguardo gli acquisti si prendono quando siamo vicini al prodotto, questo stratagemma di marketing rivela tutta la sua potenza.

Fonte : CaniSciolti.info

Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org

 
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Pubblicato da su 25 settembre 2012 in Attualità

 

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8 COSE CHE IL SUPERMERCATO NON VUOLE CHE TU SAPPIA


I RICERCATORI DEL MARKETING

Hanno lavorato anni per essere sicuri che l’ acquirente comune guardi più prodotti possibili durante la spesa, perché più vedono, più comprano.Fare la spesa nel supermercato sembra una attività innocua. Tutti facciamo la spesa almeno una volta a settimana senza però prestare troppa attenzione a ciò che accade dietro le quinte del supermercati. Il nostro modo di comprare è diventato una scienza fra le più studiate e con il maggior numero di ricercatori nel mondo. “I ricercatori del marketing hanno lavorato per anni per essere sicuri che l’ acquirente comune guardi più prodotti possibili durante la spesa, perché più vedono, più comprano”, questo è ciò che ha detto Marion Nestle, autrice di What to Eat: An Aisle-by-Aisle Guide to Savvy Food Choices and Good Eating. Quindi se vuoi essere un acquirente intelligente leggi questi trucchetti e segreti nascosti nel supermercato.

1. I carrelli della spesa sono sporchi.

In accordo con gli studi fatti sui carrelli, più del 60% di questi danno rifugio a batteri coliformi (la specie di batteri che si ritrova sulle toilette pubbliche!). Il Dr. Chuck Gerba, microbiologo dell’ Università di Arizona dice :”Questi batteri potrebbero venire dalle verdure non ancora lavate, dai salumi non ancora spellati, dalle mani sporche dei clienti o dai bambini che si siedono nei carrelli. Basta pensare che dove avete messo i broccoli pochi minuti prima si trovava il sedere di un bambino”. Secondo gli studi fatti da Gerba e sui collaboratori, i carrelli della spesa hanno più batteri di tutte le superfici da loro studiate, incluse le tavolette del wc e i poggiatesta dei treni. Per evitare di sporcarsi con questi fastidiosi batteri Gerba suggerisce di pulire il manico del carrello con dei fazzoletti igienizzati e di lavarsi le mani dopo aver fatto la spesa.

2. I cibi “amici dei bambini” sono disposti alla loro altezza.

Chiunque faccia la spesa con dei bambini sa che deve porre attenzione alle cose che questi prendono e buttano nel carrello. Marion Nestle dice :”Dico sempre ai genitori di non fare mai la spesa con i figli. Le scatole con su disegnati dei cartoni animati sono sempre posizionati negli scaffali più bassi dove anche i bambini ai primi passi possono arrivare”. Un viaggetto nel corridoio dei cereali ve lo confermerà, Tara Gidus della American Dietetic Association dice: “I cereali zuccherati sono al livello degli occhi dei bambini, mentre quelli salutari e ricchi di fibre sono negli scaffali più alti “. E’ la stessa situazione che si ritrova ai registratori di cassa dove le caramelle e le gomme sono strategicamente posti per incoraggiare acquisti impulsivi di adulti e bambini che posso facilmente afferrare questi piccoli prodotti.

3. Affettano e tagliano i cibi in modo da poter aumentare il prezzo.

Nel reparti cibi freschi possiamo trovare delle belle fette di anguria già tagliate o verdure e insalata fresca lavate e tagliate. Nella zona macelleria il petto di pollo come anche le bistecche sono già affettate e anche marinate, pronte per essere cotte. Non si può negare che questi cibi già tagliati rendano la vita più facile a anche i nutrizionisti concordano sul fatto che ciò fa aumentare il consumo di vegetali o frutta e quindi è una buona cosa per la salute. Bisogna però almeno tener presente che si sta pagando un sovraccarico di prezzo abbastanza elevato (alcune volte più del doppio, basta leggere il prezzo al kilo e non della singola confezione) per una cosa che potremmo fare da soli.

4. I cibi che fanno bene alla salute sono nascosti!

L’esempio classico è quello della pasta integrale che è posta negli scaffali più bassi o anche i cibi biologici che spesso hanno un piccolissimo scaffale tutto loro vicino ai cibi etnici.

5. Le esposizioni alla fine della corsia sono lì per distrarti dalla tua missione.

Marion Nestle dice: “Le compagnie alimentari pagano i negozi per posizionare i loro prodotti dove possono essere visti più facilmente, come ad esempio nelle esposizioni alla fine delle corsie”. Il concetto è quello di posizionare oggetti ad alto profitto o anche gruppi alimentari come le cioccolate per ispirare acquisti compulsivi; e anche se alcune volte queste esposizioni sono usate per promuovere articoli in offerta le persone comprano anche se non ci sono offerte. Il Dr. Brian Wansink direttore del Laboratorio Food and Brand dell’ Università di Cornell e autore di Mindless Eating dice :” Le persone comprano il 30% in più di prodotti che sono posizionati nelle esposizione di quelli a metà del corridoio, anche perché pensiamo che il vero affare si trova alla fine”.

6. Gli affari non sempre sono affari.

Chi può resistere ad offerte tipo “Compra 5 e ne hai uno gratis”, o “3 per un Euro”? Apparentemente solo poche persone. Il Dr. Brian Wansink dice: “Ogni volta che vediamo un numero in un cartello pubblicitario su uno scaffale compreremo circa il 30% in più di quel prodotto di quanto intendevamo comprare” e quindi se compri di più di quanto hai bisogno non sarà necessariamente un affare! O ancora peggio ti farà consumare di più, sempre Brian Wansink ci dice : “Una volta che il prodotto è in casa lo mangerete anche senza volerlo… è così un peccato buttare il cibo”. Infine se una scatola ad esempio di tonno è pubblicizzata ad un prezzo più basso di un’altra fate attenzione alla quantità di tonno nella scatola e cercate di leggere qual’è il prezzo al kilo. Aggiungo un commento del post su questo tema di protonutrizione:” Avendo studiato marketing conosco questi trucchi ed altri, alcuni dei quali sono effettivamente molto efficaci. Uno ad esempio è mettere l’indicazione “Promozione” “Offerta speciale” o simile senza per questo variare il prezzo del prodotto. Immancabilmente il tasso di rotazione di quel prodotto aumenterà in quando il consumatore tende a non memorizzare i prezzi dei prodotti, particolarmente se non si tratta di un bene ad acquisto ripetuto. La cosa funziona ancora meglio se questi prodotti con riduzione di prezzo non effettiva sono all’interno di una più ampia offerta promozionale con prodotti che hanno avuto un effettiva riduzione e gli esempi potrebbero continuare. Conoscendoli si riesce a non subirne gli effetti negativi ed a volte a sfruttarli a proprio vantaggio.”

7. Camminerai nel negozio seguendo una strada obbligata

Non solo il percorso come tutti sanno è sempre obbligato a causa della disposizione degli scaffali ma nei grandi supermercati spesso siamo obbligati a seguire un percorso senza accorgercene. Il percorso “obbligato” è infatti creato senza barriere architettoniche ma seguendo i bisogni primari degli acquirenti tipo il pane, la pasta, il latte e le verdure; seguendo questi percorsi ci troveremo con il 60-70% di prodotti in più di quanto avevamo preventivato.

8. Non puliscono sempre come dovrebbero.

Gli ispettori dell’ Ufficio di Igiene spesso (almeno spero) controllano i supermercati alla ricerca di eventuali irregolarità. Potete però fare una piccola ispezione da soli. Vi può bastare passare il dito sulla parte alta degli scaffali per ritrovarlo pieno di polvere. Se poi vedete delle mosche sappiate che possono portare dei batteri e, infine, se c’è polvere sulle confezioni evitate di comprarle.

fonte : http://www.psichesoma.com

Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio

 
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Pubblicato da su 10 luglio 2012 in Attualità

 

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COSA COSTA MENO E PERCHE’


LA FORTE RICHIESTA DI ALIMENTI CHE COSTANO POCO

(e visti i tempi che corrono presumo che la cosa peggiorerà ancora) ha spinto i produttori a cercare nuovi sistemi per ridurre i costi. Generalmente si tratta di risparmiare sulle materie prime. Tenete presente che la qualità ha un costo, se un prodotto costa troppo poco non può essere di qualità. Le materie prime incidono per non più del 40% del costo complessivo, questa è la regola di tutti i produttori di alimenti. Quando acquistate un prodotto che costa molto poco non potete pretendere che sia di qualità. Ma cos’è questa QUALITA’? Il concetto di qualità ha molti aspetti: le materie prime, il luogo di produzione, le modalità di produzione, i controlli fatti prima della commercializzazione. Un alimento che costa poco è necessariamente privo di gran parte di questi aspetti.

PER CHIARIRVI MEGLIO LE IDEE FACCIAMO QUALCHE ESEMPIO

Se al pubblico in un supermercato una mozzarella costa 40 centesimi dobbiamo dare per scontato che almeno 15 centesimi siano il ricarico di chi vende. Restano 25 centesimi. Il 40% di questa cifra ci dice quanto è stato speso per le materie prime. E vi stupite che le mozzarelle diventino blu? Se potessero diventerebbero rosse. Per la vergogna. A causa delle quote latte siamo costretti a importare latte di qualità molto bassa da paesi in cui le norme igieniche non sono come le nostre, e nei quali gli animali sono allevati in condizioni scandalose. Per renderlo sano o almeno decente dal punto di vista sanitario, viene trattato a caldo con la pastorizzazione, anche per più volte. Pensate che il valore alimentare di questo latte, che ovviamente costa pochissimo, sia lo stesso di quello di una bella vacca felice tenuta al pascolo? E’ sempre latte, certo, ma quanto a valore nutritivo ? Ecco cosa comprate a basso prezzo. Vi ricordo che l’allevamento biologico prevede il pascolo per gli animali. Sarà un caso?

TECNICHE DI VENDITA

Dicevamo il mese scorso che i supermercati non fanno beneficenza alla clientela, e mi pare ovvio. Ma allora come si spiega la spesso grande differenza tra i prezzi dei supermercati e quelli dei piccoli (e ormai pochi rimasti) negozietti sotto casa? I motivi sono molti, vediamo i principali: – grandi acquisti: la grande distribuzione acquista quantità notevoli di prodotti e riesce per questo a “spuntare” un prezzo migliore. – pagamenti ritardati: il piccolo dettagliante nella maggior parte dei casi si vede chiedere il pagamento della fattura al momento stesso della consegna. Come dire che i fornitori non si fidano. Il supermercato invece, se va bene paga i fornitori dopo sei mesi dalla consegna. Sì, avete capito bene, dopo sei mesi. A volte anche più tardi. Questo significa che non deve anticipare denaro, e il pagamento avverrà quando il prodotto sarà già stato venduto da un pezzo. In pratica guadagna anche gli interessi su denaro non suo. Questo fatto spiega perché nei supermercati si trovino solo prodotti industriali, e non artigianali: quale artigiano può aspettare sei mesi per avere il pagamento dei suoi prodotti? Voi lo fareste? – affitto degli scaffali:avrete certamente notato che i prodotti posizionati sugli scaffali centrali sono quelli più costosi, quelli “di marca”. Invece se guardate in basso e in alto trovate prodotti di marche meno conosciute ma che costano meno. Quindi se volete risparmiare guardate in basso o in alto… Il fatto è che i produttori di alimenti prendono letteralmente in affitto gli scaffali centrali, pagandone un tanto al metro (quadrato o lineare). Questo costituisce un guadagno ulteriore per il supermercato, che così può permettersi di ridurre i prezzi. – accordi per offerte speciali: si concordano con largo anticipo le offerte speciali che si faranno per i prodotti. Non è vero che vengono messi in offerta i prodotti prossimi alla scadenza, non ce n’è alcun bisogno…

PERSONALE A BASSO COSTO

In alcuni casi il personale dei supermercati è costretto a fare straordinari e a lavorare durante i giorni di festa (sono tanti quelli che restano aperti di domenica e nei festivi, avete notato? Voi lavorereste volentieri nei giorni festivi?), anche se è pagato molto poco, e quando dico molto poco dico alcuni euro all’ora. Non ci credete? Chiedete alla cassiera del vostro supermercato quanto guadagna. Coloro che corrono come forsennati alla ricerca delle offerte specialissime dovrebbero prendere coscienza che sono proprio loro la causa di questo sfruttamento. E’ una triste guerra tra poveri. – articoli civetta: non tutto è proprio conveniente, la strategia della grande distribuzione è di guadagnare sul totale delle vendita invece che sul singolo prodotto. Molti prodotti sono posizionati in punti strategici per stimolarvi all’acquisto. Sono lì a dirvi “comprami, comprami!” Vi siete mai chiesti perché ci sono le caramelle e i cioccolatini proprio vicino alle casse? Perché voi state lì e vi viene la voglia…Osservate il vostro carrello prima di mettervi in fila alle casse: quanti prodotti, tra quelli che avete messo nel carrello, vi servono davvero? Quanti sono destinati ad essere congelati e a farvi consumare energia elettrica per la loro conservazione? Ricordate che anche mantenere nel congelatore gli alimenti è un costo: vi costa circa due euro al chilo al mese. Comprate oggi, pagate oggi e mangerete tra qualche settimana. Forse non c’è poi tutta questa convenienza a fare grandi scorte, non credete?

Due suggerimenti per risparmiare davvero:Fate la lista della spesa e comprate solo quello che avete scritto. Guardate meno pubblicità possibile

di- Marina Mariani
fonte : http://www.labiolca.it

Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio

 
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Pubblicato da su 24 giugno 2012 in Attualità

 

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SUPERMERCATI : LO CHOC DEGLI SCAFFALI VUOTI – IL CIBO E IL PETROLIO IL CIBO E’ PETROLIO-


SCIOPERO DEGLI AUTOTRASPORTATORI

Gli scaffali vuoti del supermercato dove sono entrata stasera fanno paura. Ti sbattono in faccia la fragilità della nostra organizzazione economica (che invece passa per solidissima) e tutte le scomode verità sull’energia. Fanno paura perchè sono uno choc, un metaforico terremoto. Crolla il mondo – che siamo stati abituati a ritenere solidissimo – in cui basta por mano al portafoglio e, se vuoi, ti compri anche i piselli ripieni. Qui dove abito, vicino a Torino, nel giro di poche ore sono evaporati i cibi freschi e perfino pasta e vino. Spero di trovare le sigarette, domani.Solo l’energia abbondante e a buon mercato consente di produrre e di distribuire una gran quantità e varietà di merci. Adesso gli autotrasportatori protestano perchè la benzina e il gasolio sono rincarati. E’ verissimo, ma non è (solo) colpa del Governo.

IL CIBO E’ PETROLIO GASOLIO BENZINA

Il rincaro del carburante non costituisce un fenomeno transitorio, ma è destinato anzi ad acuirsi, e questo richiede un profondo riassetto di abitudini consolidate.Da molto tempo qui in Europa stiamo pagando il petrolio agli stessi prezzi record del 2008. Il rincaro è legato al fatto che è impossibile estrarre sempre più petrolio, come invece richiederebbe il modello della crescita economica infinita e dell’inesauribile abbondanza di tutte le merci.Il rincaro del petrolio e del carburante è strettamente connesso al rincaro dei generi alimentari per due motivi.Primo, gasolio ed energia servono per produrre il cibo (i trattori, le serre riscaldate), per lavorarlo e trasformarlo. Secondo, l’Italia è molto esposta ai contraccolpi alimentari del rincaro dei carburanti perchè importa, ebbene sì, gran parte delle derrate alimentari. E’ autosufficiente solo per frutta e pochissimo altro.

IL RINCARO DEL CARBURANTE

non è una fiammata contingente ma un fenomeno destinato a perdurare e ad aggravarsi, la prima misura dovrebbe essere produrre quanto più possibile il nostro cibo, e vicino ai luoghi in cui lo consumiamo.Gli scaffali vuoti del supermercato ci insegnano proprio questo: stiamo mangiando petrolio e dobbiamo cambiare dieta, dato che l’abbondanza di petrolio sta finendo.

fonte : http://blogeko.iljournal.it

redatto da Pjmanc http://ilfattaccio.org

 
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Pubblicato da su 25 gennaio 2012 in News

 

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