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LA COCA-COLA CONTROLLA ANCHE L’ACQUA?


QUESTA MATTINA

Ho scoperto per caso che le seguenti marche di acqua minerale italiana appartengono ormai da anni al gruppo COCA-COLA:
Lilia
Sveva
Toka
Solaria
Vivien

In particolare la Coca-Cola controlla le Fonti del Vulture dal 2006 e credo che rimarrete stupiti che le seguenti fonti sparse per l’Europa sono controllate direttamente dal noto marchio americano o tramite i suoi imbottigliatori:
ITALIA: Fonti del Vulture
GERMANIA: Apollinaris
IRLANDA: Deep River Rock
BELGIO: Chaudfontaine
SVIZZERA: Valser
AUSTRIA: Fonte Romerquelle
SERBIA: Vlasinka
BULGARIA: Bankya
POLONIA: Multivita
ROMANIA: Dorna
Inoltre controlla delle fonti anche in Grecia, Croazia, Turchia.Il gruppo è anche attivo in diversi stati europei sotto il marchio Bonaqua.

FONTE
Redatto da Pjmanc:  http://ilfattaccio.org

 
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Pubblicato da su 16 gennaio 2013 in Multinazionali

 

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PERCHE’ LE MULTINAZIONALI ORA VOGLIONO TUTTA L’ACQUA?


 

VIVIAMO IN UN MONDO GOVERNATO DA UN SISTEMA MALATO

Il sistema del supermerkatoglobale, ossia un insieme di multinazionali che grazie al loro strapotere economico amministrano la politica del pianeta. Ma le multinazionali esistono e prosperano solo perché esistono i consumatori che ogni giorno acquistano le merci che queste iper aziende immettono sul mercato. Insomma noi in quanto consumatori siamo allo stesso tempo vittime e carnefici di noi stessi. E’ per questo che vi invito caldamente a mettere in atto una rivoluzione pacifica e silenziosa,il boicottaggio continuo e radicale di tutto ciò che fa parte della grande distribuzione, tutto ciò che viene prodotto dalle multinazionali a cui fanno capo una miriade di sottomarche. Le stesse multinazionali che essendo ben consapevoli del fatto che il petrolio è una risorsa non rinnovabile, destinata ad esaurirsi, adesso si stanno orientando su un degno sostituto: l’acqua.Con l’appoggio della banca mondiale, alcune multinazionali sono già entrate in possesso di ingenti risorse idriche. E c’è il serio rischio, che queste risorse idriche, in futuro possano aumentare considerevolmente.Il pericolo che stiamo correndo è davvero molto grave, poichè è impensabile privatizzare un bene comune, necessario per vivere, come l’acqua, a beneficio di multinazionali, che hanno interesse soltanto allo sfruttamento selvaggio delle risorse naturali, ed al profitto.

Fonte : http://www.esseoesse.net
Redatto da Pjmanc:  http://ilfattaccio.org

 
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Pubblicato da su 6 gennaio 2013 in Multinazionali

 

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COME PREPARARE IL SAPONE CON L’OLIO DI FRITTURA


COME FARE IL SAPONE DALL’OLIO ESAUSTO

L’olio di frittura è altamente dannoso per l’ambiente. Un solo litro può inquinare milioni di litri d’acqua di falda nel momento in cui viene gettato nello scarico del lavandino. Esso dovrebbe essere tenuto da parte e conferito agli appositi punti di raccolta (informarsi in proposito presso il proprio Comune) affinché possa essere recuperato e riutilizzato in maniera corretta.L’olio di frittura può essere inoltre raccolto ed utilizzato per preparare in casa il sapone. Non si tratterà di un sapone particolarmente pregiato, che potrà essere utilizzato comunque per il bucato e per la detergenza delle mani, e vi permetterà di risparmiare nella realizzazione di saponette decorative, che potrebbero rappresentare un’idea per addobbare l’albero di Natale, come suggerito sul nostro forum.

INGREDIENTI PER LA PREPARAZIONE

1 litro d’olio di frittura
300 gr d’acqua di rubinetto
Oli essenziali a scelta (lavanda, rosmarino, geranio, cannella…)
Coloranti naturali o minerali (cacao in polvere, curcuma, miche e ossidi in polvere)
Amido di mais o di riso per fissare le essenze
134 gr di soda caustica se si utilizza olio d’oliva o di girasole
135 gr di soda caustica se si utilizza olio di soia
136 gr di soda caustica se si utilizza olio di mais o di arachidi
La quantità di soda caustica indicata corrisponde all’indice di saponificazione (SAP) di ogni olio.

STRUMENTI

1 pentola
1 baker in vetro pirex
1 termometro ad immersione o da forno
1 frullatore ad immersione
1 paio di guanti
1 bilancia elettronica con la precisione del grammo
1 o più stampi in silicone (per plumcake, torte o muffin) o contenitori in plastica di recupero
1 vecchia sciarpa o coperta
1 bacchetta in vetro
Precauzioni
Indossate dei guanti lungo tutto il processo di preparazione. Ponete la massima attenzione nel maneggiare la soda. Preparate il sapone in un ambiente arieggiato. Tenete a portata dell’aceto di vino bianco in modo da tamponare l’azione della soda in caso di contatto con la pelle.

AVVERTENZE

L’utilizzo della soda caustica, che è acquistabile nei negozi di ferramenta, di idraulica, di fai-da-te o in alcuni supermercati, è necessario affinché il processo di saponificazione avvenga. Nel sapone finale non rimarrà alcuna traccia di soda ed esso non sarà per nulla inquinante. Versare sempre la soda nell’acqua e MAI viceversa. Se preparate il sapone per la prima volta, vi sarà più semplice lavorare utilizzando la metà delle dosi degli ingredienti qui indicati. Calcolate che già a dosi dimezzate vi occorrerà utilizzare uno stampo da plumcake o più stampini.

Procedimento

1) Filtrate l’olio di frittura per eliminare le impurità. Pesate accuratamente olio, soda e acqua sulla bilancia. Per pesare la soda, per precauzione recuperate un bicchierino di plastica che poi potrete gettare.

2) Versate l’acqua pesata nel baker in vetro pirex, dopo averlo riposto nel lavello o in un catino, ed aggiungete la soda poco alla volta, mescolando lentamente con una bacchetta di vetro. La soda inizierà rapidamente a sprigionare calore. Nel frattempo ponete sul fornello l’olio dopo averlo versato in una pentola e riscaldatelo a fuoco basso.

3) Misurate la temperatura dell’olio e spegnete il fuoco quando avrà raggiunto un valore compreso tra i 40 e i 45 gradi. Lo stesso valore dovrà essere toccato dalla soluzione di soda, la cui temperatura può essere abbassata più rapidamente versando dell’acqua fredda nel vostro lavello o catino.

4) Quando i due liquidi saranno alla stessa temperatura, versate la soluzione di soda nella pentola con l’olio ed azionate il frullatore ad immersione, con cui mescolare i liquidi fino a quando non otterrete un composto dalla consistenza moto simile a quella della crema pasticcera (fase del nastro).

5) Questo è il momento di aggiungere i vostri oli essenziali e coloranti in polvere, se vorrete personalizzare il vostro sapone in questo modo. Utilizzate 15-20 gocce di oli essenziali per profumare. Potete aggiungere anche un cucchiaino di amido di mais o di riso per fissare più a lungo il profumo degli oli essenziali. La quantità di coloranti (il cacao e la curcuma funzionano benissimo) in polvere da utilizzare è a piacere.

6) Se non avete utilizzato dei coloranti, recuperate il sapone rimasto nella pentola diluendolo con acqua. Versatelo in una bottiglietta e potrete utilizzarlo anche da subito come detersivo liquido per la lavatrice da versare direttamente nel cestello.

7) Versate il sapone nei vostri stampi, che potrebbero essere sia degli stampi da forno in silicone che dei contenitori o barattoli di recupero in plastica, come ad esempio i barattoli dello yogurt. Coprite il gli stampi con una sciarpa o una coperta e lasciate riposare il sapone per 24-48 ore prima di estrarlo da essi ed eventualmente tagliarlo, sempre indossando dei guanti. Il sapone sarà pronto per l’utilizzo dopo 4-6 settimane di riposo in un luogo tiepido e asciutto.

Scritto da – Marta Albè

Fonte : http://www.greenme.it

Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org

 
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Pubblicato da su 20 novembre 2012 in Attualità

 

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COCKTAIL DI FARMACI – UN RISCHIO PER LA NATURA


RESIDUI DI MEDICINALI E PRODOTTI PER L’IGIENE PERSONALE

si riversano nell’ambiente attraverso le fognature, con pesanti conseguenze sulle comunità microbiche e sui sistemi acquatici. E non ci sono adeguate strategie per stimare i rischi ambientali causati da questi mix di sostanze. A rivelarlo è una ricerca condotta dall’Università di Göteborg, in Svezia. “Bisogna cominciare a studiare gli effetti non solo delle singole sostanze, ma anche delle loro combinazioni”, ha spiegato Sara Brosché, autrice dello studio e ricercatrice presso il Dipartimetno di Scienza ambientale e delle piante. La medicina moderna si affida ai prodotti farmaceutici per ogni tipo di trattamento. Le sostanze attive nei farmaci di cui facciamo uso vengono gradualmente espulse attraverso le urine e le feci per poi finire nelle fognature; così piccole quantità di medicinali vengono ritrovate nella maggior parte degli ambienti acquatici, dai corsi sotterranei ai mari.

LE PIU’ ALTE CONCENTRAZIONI 

si trovano in corrispondenza della fuoriuscita delle acque degli impianti di depurazione, spesso nella forma di un cocktail di differenti medicinali. Una volta dispersi in natura, questi residui – soprattutto gli agenti antimicrobici come gli antibiotici e gli antifungini – continuano a influenzare l’ambiente.Nella sua ricerca, la studiosa svedese ha osservato l’effetto di miscele di farmaci su alcune popolazioni di microalghe. E ha mostrato che, sebbene i livelli di farmaci normalmente osservati nell’ambiente siano bassi, i cocktail di sostanze tossiche hanno generalmente un effetto maggiore della somma delle singole parti. “Quando abbiamo mescolato cinque medicinali e prodotti per l’igiene personale (fluoxetina, propanololo, zinco piritione, clotrimazolo e triclosano) a concentrazioni che non avrebbero avuto alcun effetto significativo individualmente, la miscela ha avuto effetto su quasi il 30 per cento delle microalghe”, ha concluso la ricercatrice.

di – Monica Di Dionisio Rifermenti : Università di Göteborg

fonte : http://www.galileonet.it

Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org

 
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Pubblicato da su 31 ottobre 2012 in Attualità

 

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COSA C’ENTRA L’ACQUA CON IL PETROLIO – LA FOLLIA DELLE BOTTIGLIE DI PLASTICA


I CONTENITORI TRASPARENTI ROSICCHIANO UN MILIONE E MEZZO DI BARILI DI GREGGIO L’ANNO

Quando i nostri nipoti ci chiederanno cosa facevamo mentre il petrolio si stava esaurendo dovremo ammettere che eravamo impegnati a cercare i modi più fantasiosi per sprecarlo, dalla produzione di neve artificiale per i giochi invernali all’impiego dei camion leggeri – i famigerati Suv – per andare a fare la spesa. In pool position fra i comportamenti più demenziali spicca, senza dubbio, l’innamoramento planetario per l’acqua imbottigliata il cui consumo è salito del 57 per cento negli ultimi cinque anni. Una moda che piace ai governi perché li dispensa dal bonificare le forniture idriche – che restano appannaggio dei poveracci – operazione per la quale si spende infatti un settimo dei 100 miliardi di dollari buttati in acqua minerale. Cosa c’entra l’acqua con il petrolio lo spiega molto bene un rapporto dell’Earth Policy Institute di Washington nel quale, fra le altre cose, compaiono le prime stime del costo energetico dell’ubriacatura da minerale.Viene fuori che l’acqua in bottiglia – nel 40 per cento dei casi semplice acqua di rubinetto con l’aggiunta di qualche sale minerale – rosicchia circa un milione e mezzo di barili di greggio ogni anno soltanto per produrre delle bottiglie di plastica che ci metteranno circa 1000 anni a biodegradarsi, quasi tutte utilizzate una sola volta. Ora, considerando che con un milione e mezzo di barili si mandano avanti 100 mila automobili per un anno, siamo nel campo di quegli inesplicabili comportamenti che spingono alcune specie come i lemming, piccoli roditori simili a criceti, a suicidarsi gettandosi in massa dalle scogliere. Non si spiega altrimenti una scelta demenziale da ogni punto di vista.

SECONDO GLI ORGANISMI INTERNAZIONALI

che si occupano di salute l’acqua in bottiglia prodotta dai grandi marchi dell’imbottigliamento – Nestlè, Danone, Coca Cola e PepsiCo, tanto per non fare nomi – spesso non è affatto più salubre anche se costa la bellezza di diecimila volte di più di quella del rubinetto ed il suo consumo è decisamente inspiegabile in paesi come l’Italia, che dispongono di una riserva idrica di qualità eccellente. Il guaio è che la diffusione dell’acqua in bottiglia ha buon gioco in paesi come l’India e la Cina , dove la potabile è ancora un lusso che i governi non riescono a garantire. Il che, oltre al greggio impiegato per fabbricare le bottiglie, aggiunge un altro po’ di sprechi per il trasporto e infine lo stoccaggio di un’enorme quantità di rifiuti. La cosa divertente – si fa per dire – è che l’alternativa c’è da parecchio tempo e, almeno nei paesi industrializzati, può contare su di un sistema articolato e capillare – gli acquedotti – che presenta anche il vantaggio di essere facilmente monitorabile. In questo, come in altri numerosi casi, l’idolatrata modernizzazione va all’indietro, mentre un esercito di consumatori rincoglioniti da una valanga di spot buttano via i soldi con la benedizione dei decisori politici che guardano soltanto al Pil – quella dell’imbottigliamento è un’industria che tira – e, da più di trent’anni, confezionano normative che privilegiano le minerali rispetto alla vituperata “acqua del sindaco”.

Sabina Morandi

Fonte: http://www.liberazione.it

Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio

 
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Pubblicato da su 28 settembre 2012 in Multinazionali

 

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LA TUA T-SHIRT? COSTA BEN 2700 LITRI D’ACQUA!


 PARTENDO DAL CAMPO DI COTONE

Giungendo al consumatore finale, per la produzione di una sola maglietta si consumano 2700 litri d’acqua. Ed è solo uno degli esempi più evidenti dello spreco delle risorse idriche mondiali.Il costo in termini di impronta idrica di una semplicissima t-shirt è di 2700 litri di acqua; per un paio di scarpe arriviamo a ben 8000 litri, mentre per un caffè si scende a 140 litri e per una mela a 70: i processi di produzione attuali non sono certamente all’insegna della sostenibilità, secondo quanto messo in luce dal Rapporto Quant’acqua sfruttiamo, redatto dal Sustainable Europe Research Studies per conto dell’associazione ambientalista Amici della Terra.

 UNO SPRECO NOTEVOLE

Che incide nettamente sul nostro pianeta che paga e sta facendo pagare a noi lo sfruttamento indiscriminato delle proprie risorse: sfondato il tetto dei sette miliardi di abitanti della Terra, sono sempre gli stessi a concedersi i benefici non solo del progresso ma anche della natura, quelli che dovrebbero essere garantiti a tutti. L’impronta idrica media giornaliera di un cittadino nord americano, ad esempio, è la maggiore di tutto il mondo con 7650 litri pro-capite, contrapposta a quella di 3350 degli africani; senza contare quelli che, tra quanti vivono nell’Africa sub-sahariana, non hanno neanche accesso a risorse fondamentali per la sopravvivenza. Per esemplificare quali sono i nostri sprechi quotidiani, quelli di cui non siamo consapevoli e che non si risolvono con le buone norme che è, tuttavia, necessario sempre rispettare per senso di civiltà, il rapporto si sofferma sul percorso di una t-shirt, da quando non è altro che un fiocco di cotone in un campo, fino al suo giungere sugli scaffali di un negozio. Ebbene, per ottenere un chilo di tessuto, scopriamo, sono necessari ben 11000 litri di acqua.

 LE PIANTE DI COTONE

Presenti nelle regioni tropicali e subtropicali di tutto il mondo, vengono coltivate in numerosi paesi dell’Asia: nel 2009 i paesi maggiori produttori sono l’India e la Cina. Dell’acqua contenuta al loro interno, circa il 45% è quella proveniente dall’irrigazione, il 41% è l’acqua piovana evaporata dal campo durante la crescita ed il 14% è necessaria per diluire le acque reflue derivanti dall’uso di fertilizzanti e prodotti chimici. A questo vanno aggiunti tutti i processi che portano all’intera realizzazione del prodotto, inclusa la raccolta, l’elaborazione della garza di cotone, la cardatura, la filatura, la tessitura, il candeggio.Prodotte da un’industria tessile ormai tutta localizzata nei grandi centri emergenti dell’Asia, come Dacca in Bangladesh in cui si contano circa 3000 fabbriche, da uomini e soprattutto donne che lavorano in condizioni di schiavismo totale, realizzando una media di 250 t-shirts all’ora per una paga mensile di 42 dollari.

 ANCHE LO SMODATO USO

Di acqua in bottiglia in paesi che dispongono di risorse idriche sufficienti, oltre ad essere costoso e condizionato semplicemente da campagne pubblicitarie, dal momento che «la merce acqua in bottiglia non è molto diversa dall’acqua di rubinetto trattata», crea un impatto ambientale notevole e che sarebbe facile ridimensionare: l’imbottigliamento ed il trasporto sono due processi che che implicano il consumo di grandi quantità d’acqua, energia, materiali, nonché il rilascio di emissioni. La plastica, attualmente, è una vera e propria piaga che affligge il nostro pianeta: nell’Oceano Pacifico c’è una quantità di spazzatura superiore di sei volte a quella del plancton mentre il Pacific Trash Vortex è composto per il 90% di plastica, materiale che ogni anno uccide 100 000 tra mammiferi ed uccelli marini che lo mangiano, credendo che sia cibo. Forse ciascun cittadino è troppo piccolo e lontano da queste realtà per poterne mutare il corso, ma quel che è certo è che una modifica dei propri comportamenti consumisti che danneggiano non solo l’ambiente ma anche l’umanità, potrebbero rappresentare un passo significativo per il miglioramento.

fonte :http://www.fanpage.it

Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org

 
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Pubblicato da su 19 novembre 2011 in Attualità

 

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ACQUA SULLA SUPERFICIE DI EUROPA – VIDEO


 UNA NUOVA RICERCA

Condotta dagli scienziati della Nasa e pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature suggerisce che, contrariamente a quanto si pensava in passato, sulla superfice di “Europa”, uno dei satelliti di Giove, siano presenti dei blocchi di ghiaccio. L’indagine, che è stata svolta analizzando i dati riportati dal veicolo spaziale Galileo, indica una possibile interazione, con movimento di energia e nutrienti, tra il guscio di ghiaccio e il la massa d’acqua, simile a un lago, presente invece sotto la superficie ghiacciata. La presenza d’acqua potrebbe rendere Europa più adatto allo sviluppo di forme di vita.

 

Redatto da Pjmanc:  http://ilfattaccio.org

 
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Pubblicato da su 18 novembre 2011 in Attualità

 

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