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IL NUOVO PETROLIO – Ora è il Litio!


ATTUALMENTE LE RELAZIONI INTERNAZIONALI

Si basano in gran parte sulla necessità di acquistare petrolio nonché la possibilità di offrirlo. Non è un segreto che alcuni Paesi del Medio Oriente hanno una situazione di enorme potere e della ricchezza sotto la loro terra solo perché possiedono l’oro nero. Probabilmente non ci sarebbero guerre e problemi se non esistesse in quelle terre il petrolio.L’era del petrolio finirà fra qualche anno ed inizierà finalmente l’era delle auto elettriche e delle energie rinnovabili. I veicoli puliti invaderanno le strade di tutto il mondo e per farli funzionare ci sarà necessità di batterie. Le batterie sono agli ioni di litio, di conseguenza il promettente futuro dell’auto elettrica sta scatenando la febbre di litio, un minerale essenziale per la produzione di batterie.

UNO DEI PAESI CON LE MAGGIORI RISERVE DI QUESTO MATERIALE E’ LA BOLIVIA

Nella regione del Salar de Uyuni, una pianura di oltre 10.000 chilometri quadrati situato nel sud-ovest, esiste una grande riserva di litio ed è ricercato da aziende e governi. Le prime a ricercare queste riserve sono le aziende che producono auto elettriche come la giapponese Mitsubishi e Sumitomo, che hanno già raggiunto un accordo con il governo della Bolivia per promuovere l’industrializzazione del litio. Altre aziende, come la francese Bolloré o sudcoreana LG hanno mostrato interesse a collaborare con la Bolivia.Sempre in Sud America, l’Argentina ha anche lei la materia prima del futuro, per cui l’azienda Magna (capitale canadese e austriaco) ha appena comprato parte di una società del paese sudamericano che commercia con il litio.

OPEC

L’organizzazione che riunisce alcuni dei paesi con le maggiori riserve di petrolio, ha fortemente influenzato la politica internazionale del XX secolo. Forse la nuova sede OPEC in Sud America: Argentina, Cile e Bolivia che possiedono l’85% delle riserve mondiali di litio influenzerà il futuro? Diventerà la Bolivia la prossima Arabia Saudita? e questo sfruttamento del litio avrà ripercussioni sull’ambiente? Al momento non abbiamo alcuna risposta in merito, osserveremo la situazione

di – Agnese Tondelli

Fonte : http://ambientebio.it

Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org

 
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Pubblicato da su 4 dicembre 2012 in Multinazionali

 

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COCA COLA E McDONALDS – I SIMBOLI DEL CAPITALISMO MESSI AL BANDO IN BOLIVIA


ADDIO COCA COLA?

I campesinos di Santa Cruz come gli impiegati di New York; le adolescenti di La Paz come le ballerine di Chicago. A distanza di un secolo, potrebbe ripetersi la scena. La stessa che si vedeva nei film in bianco e nero, con i personaggi che nascondevano le bottiglie di whisky nel sacchetto del pane.D’accordo, stiamo esagerando ma a voler romanzare questa storia la scena sarebbe più o meno quella descritta.Succede – e questo non è un romanzo, ma quanto realmente accaduto – che una mattina David Choquehuanca, ministro degli esteri del Governo Morales in Bolivia, dichiara alla nazione che entro la fine dell’anno la Coca Cola sarà dichiarata illegale. Fuori legge. La Coca Cola, non una bibita ma, che piaccia o meno, la bibita. La più famosa di tutte, in ogni parte del pianeta.Fuori legge perchè, dicono le parole di Choquehuanca, “il contenuto della Coca Cola ha sostanze che pregiudicano la salute e che potrebbero provocare attacchi cardiaci e tumori. Si tratta di una decisione di salute ma anche di cultura”. Non è la prima volta che il coriaceo presidente Evo Morales sferra l’attacco contro i simboli del capitalismo globale. Solo un anno fa era stata lanciata sul mercato, con un gioco di parole volutamente ironico, la Coca Colla, dal nome degli indigeni Colla che abitano l’altipiano andino. Inoltre, in Bolivia la multinazionale di Atlanta è tra le più pressate dai controlli fiscali e sindacali, al fine di denunciare eventuali irregolarità contabili e violazioni dei diritti dei lavoratori.
A veder bene, la pressione boliviana sulla multinazionale americana non è così campata per aria. Se della Coca Cola è segreta la formula lo sono molto meno i modus operandi, nonostante le migliaia di dollari investiti ogni anno dalla casa madre in immagine. Diritti sindacali negati, condizioni di lavoro inadeguate, processi di produzione insostenibili per l’ambiente, diffusione di abitudini alimentari sbagliate hanno fatto del marchio Coca Cola uno dei più discussi, se non il più discusso a livello mondiale, nemico giurato del pensiero no global e anti imperialista.
SEMPRE RIMANENDO IN SUD AMERICA

Il movimento sindacale colombiano del settore alimentare Sinaltrainal ha denunciato casi di sequestri, torture, minacce e, soprattutto, le morti di 11 tra lavoratori e leader sindacali, per le quali si ritiene responsabile la Coca Cola company, spalleggiata dagli squadroni della morte paramilitari. La colpa della Sinaltrainal è quella di esigere condizioni lavorative e salariali degne per i lavoratori impiegati da multinazionale nordamericana. Tornando alla Bolivia, la data scelta per l’estrazione ufficiale del cartellino rosso da sventolare in faccia alla multinazionale americana ha un che di mistico: 21 dicembre 2012. Vi dice niente? Forza, il giorno in cui tutto sarà compiuto, i mari copriranno la terra, una meteorite impatterà sul nostro pianeta, la superficie terrestre si ghiaccerà, o qualcosa di simile, perchè così hanno lasciato detto i Maya. La data non è stata scelta a caso: “il 21 dicembre 2012 sarà la fine dell’egoismo, della divisione. Quel giorno segnerà anche la fine della Coca Cola e l’inizio di una cultura della vita” ha detto in un discorso pubblico Choquehuanca, ispirandosi alla filosofia Maya (che in Bolivia non hanno mai messo piede).A ben vedere, quello di Choquehuanca sembra più uno spot propagandistico, di difficile attuazione pratica (e di fatti sono già arrivate le prime smentite) in difesa dei valori tradizionali locali. Tuttavia, sono tempi duri per i simboli del potere economico statunitense. La messa al bando della Coca Cola (vera o di facciata che sia) accompagna la decisione, altrettanto clamorosa, della multinazionale McDonald’s di ritirarsi dal mercato boliviano. In questo caso non si tratta di un’ imposizione di governo, bensì di una scelta autonoma del colosso americano, che ha visto crollare i propri margini di vendita sull’altipiano andino. Il tamal de pollo ha sconfitto il Big Mac. “Non siamo riusciti ad imporre il nostro marchio tra le abitudini alimentari del popolo boliviano” lamentano i vertici dell’azienda. E questo nonostante alcune strategie commerciali di penetrazione nel mercato locale, come l’introduzione della llajwa, una salsa tipica della cucina boliviana.Si tratta del primo caso al mondo in cui McDonald’s si vede costretta a chiudere i battenti per via dei propri conti in rosso.
di – Andrea Dalla Palma

fonte : http://www.unimondo.org

Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio

 
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Pubblicato da su 26 agosto 2012 in Multinazionali

 

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Boicottaggio in Bolivia: McDonald’s chiude i battenti


IN BOLIVIA A CAUSA DELLA POCA CLIENTELA

E’ ufficilamente chiuso McDonalds. Un esempio da prendere in tutto il mondo per fermare l’egemonia capitalistica.Viene dal Sudamerica la notizia che fa tremare le gambe al colosso del fast food: in Bolivia, dopo 14 anni, McDonald’s chiude. A causa della scarsissima affluenza che risentiva in questi ultimi tempi, anche gli otto ristoranti che erano aperti nelle grandi città di La Paz, Cochabamba e Santa Cruz hanno chiuso i battenti.A nulla sono servite le massive campagne pubblicitarie contro il rifiuto da parte del popolo boliviano ad acquistare ancora prodotti alimentari nocivi per la salute e per la società. Tante sono le accuse rivolte alla famosa multinazionale, a partire dai problemi salutari causati dall’uso di grassi insaturi nelle fritture, per i quali la Corte Suprema della California ha condannato McDonald’s a pagare una multa di 8.5 milioni di dollari. Un’inchiesta di Greenpeace, “Contrabbandare gli OGM di nascosto”, ha rivelato anche l’utilizzo di Organismi Modificati Geneticamente (OGM) nei McNugget’s, che farebbero risalire ai laboratori della famigerata Monsanto USA.

LA CATENA E’ COINVOLTA NELLA DISTRUZIONE DELLE FORESTE PLUVIALI DELL’AMAZZONIA

Dove viene condotto illegalmente un mercato oligopolistico della soia, destinata agli allevamenti europei. “McDonald’s sta distruggendo l’Amazzonia per vendere carne a basso prezzo” – dichiara Gavin Edwards, responsabile di Campagna Foreste: “Ogni volta che qualcuno mangia un Chicken McNugget potrebbe mordere un pezzetto di Amazzonia.Supermercati e giganti della ristorazione, come Mc Donald’s, devono assicurarsi che i rispettivi prodotti non siano coinvolti nella distruzione della foresta amazzonica e nelle violazioni dei diritti umani”. Ed è anche di violazione dei diritti umani che deve rispondere McDonald’s in Vietnam, dove alla “Keyhinge Toys” di Da Nang City si lavora 9 o 10 ore al giorno dal lunedì alla domenica per fabbricare i giocattoli che vengono distribuiti negli “Happy Meals”.Nella denuncia del National Labour Committee, associazione americana per i diritti dei lavoratori, si parla di paga sotto il minimo salariale, condizioni di lavoro pietose e 220 operaie rimaste intossicate dall’acetone. Questa sostanza, utilizzata nel reparto verniciatura, può alterare il ciclo mestruale delle donne, causare nausea e portare anche alla morte. Migliori ma comunque preoccupanti sono anche le condizioni di lavoro di tanti commessi e commesse che si trovano chiusi in ristoranti di tutto il mondo a lavorare in orari inacettabili e contratti di lavoro a breve termine.

INFINE

Last but not least, McDonald’s è il classico esempio dell’imperialismo economico che porta alla distruzione delle attività locali, monopolizza le regole di mercato e origina colossi economici capaci di influire sulle sfere politiche delle comunità locali (come nel caso della Coca Cola in Colombia). Ed è proprio il senso di riappropriazione che ha spinto la popolazione boliviana a rinunciare ai sandwich infarciti di clandestinità preferendo “las empanadas”, pane locale di farina o mais con ripieno dentro. Nel video-documentario “Perchè McDonald’s ha fallito in Bolivia” sociologi, cuochi e nutrizionisti concordano sul fatto che il rifiuto boliviano non è causato dal gusto del cibo, ma da problematiche sollevate in merito al contesto globale. Una risposta dunque chiara e netta contro le logiche del “fast food” e del McColonialismo, e forse una risposta da prendere subito come esempio quando “fast” è soltanto la velocità con cui questo Mondo sta andando verso il baratro.

Fonte  : http://www.liberarchia.net/

Redatto da Pjmanc:  http://ilfattaccio.org

 
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Pubblicato da su 25 dicembre 2011 in Multinazionali

 

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Bolivia: scoperta impronta umana che potrebbe risalire a 15 milioni di anni fa


 LA PAZ (BOLIVIA)

– Se fosse confermata, sarebbe una scoperta in grado di cambiare la storia dell’umanità come la conosciamo noi. L’impronta pietrificata del piede di un uomo che camminò eretto fra cinque e 15 milioni di anni fa lungo quello che oggi è l’altipiano andino in Bolivia è stata presentata a La Paz, fra la sorpresa generale e un certo scetticismo degli addetti ai lavori, come quella che sarebbe di gran lunga l’orma più antica del mondo. Di gran lunga più vecchia, infatti, di quella scoperta nell’agosto del 2007 da archeologi egiziani su una roccia nell’oasi di Siwa e risalente a circa due milioni di anni fa.

LA SCOPERTA

– Durante una conferenza stampa nella sede del ministero degli Esteri boliviano, esperti paleontologi e antropologi hanno presentato una sezione di pietra lunga tre metri, larga uno e spessa 30 centimetri, con sopra una orma chiara di 29,5 centimetri (taglia 39) corrispondente ad un uomo alto circa 1,70 metri e pesante 70 chili. Commentando lo straordinario rinvenimento, l’archeologo Manuel de la Torre ha dichiarato che si tratta di un reperto appartenente al miocene dell’epoca terziaria, quando la cordigliera delle Ande era in formazione, e questo ne fa «l’orma umana sicuramente più antica mai scoperta». Da parte sua un altro studioso Guillermo Lazcano, ha osservato che «i polpastrelli di ciascuna delle cinque dita sono abbastanza robusti. Ognuno di essi presenta una collocazione corretta, per cui la traccia ci permette di evidenziare che esisteva una buona capacità di trazione e un buon movimento con due piedi».

  IL PRIMO UOMO

– Se ulteriori indagini confermassero l’autenticità del ritrovamento, esso sconvolgerebbe fra l’altro le teorie finora conosciute sull’evoluzione della specie umana perchè il primo ominide che si suppone avesse capacità di spostarsi eretto era l’Australopithecus anamensis, e di cui sono stati scoperti in Kenya resti risalenti a quattro milioni di anni fa. L’orma umana boliviana è stata rinvenuta nelle vicinanze del lago Titicaca, a circa 70 chilometri ad ovest di La Paz fra i villaggi di Tiwanaku e Guaqui, abitati da indigeni aymara, la stessa etnia del presidente della repubblica, Evo Morales. La Comunità della Sapienza Ancestrale che ha promosso la conferenza stampa e che da oltre 30 anni lavora per la valorizzazione della conoscenza ereditata dalle culture pre-ispaniche, ha presentato ai giornalisti rapporti scientifici e fotografie riguardanti la scoperta. Da essi emerge che l’impronta dell’essere primitivo fu fotografata per la prima volta da Fanny Pimentel, una guida turistica che la localizzò grazie a dati forniti da contadini del villaggio di Sullkatiti, che la conoscevano e la veneravano come «l’orma dell’Inca», attribuendola ad antichi antenati. De la Torre ha anche detto che l’uomo la lasciò camminava probabilmente sulla spiaggia di quello che all’epoca doveva essere un lago che si seccò progressivamente, pietrificandosi e conservando quindi tracce di un antico passato. La sua antichità, ha concluso, è stata determinata con lo stesso metodo che quasi un anno fa certificò l’impronta egiziana dell’oasi di Siwa.

fonte : http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie

Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio.org

 
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Pubblicato da su 30 settembre 2011 in Attualità

 

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