RSS

Archivi tag: CLIMA

EINSTEIN – Le api e i disastri annunciati


NIENTE PIU’ API – NIENTE PIU’ UMANITA’

Slogan efficace… ma davvero è di Einstein?L’abbiamo certamente risentita poco tempo fa: la nota affermazione di Einstein, “Se l’ape scomparisse dalla faccia della Terra, all’uomo non resterebbero più di quattro anni di vita”. Parole memorabili, che sempre si citano parlando del grave problema della sopravvivenza degli insetti impollinatori: ma con tutta probabilità non fu Einstein a pronunciarle.Numerose ricerche sono state condotte sugli scritti dello scienziato, ma nessuna traccia della famosa affermazione sulle api e sul destino dell’umanità e mai stata trovata. Il padre della teoria della Relatività morì nel 1955, ma questa citazione gliela si attribuisce per la prima volta, a quanto pare, solo nel 1994: precisamente, la si trova in alcuni pamphlet siglati dall’Union Nationale de l’Apiculture Français, che allora protestava a Bruxelles riguardo le regole per l’importazione del miele dai Paesi extracomunitari, temendo di soccombere di fronte alla concorrenza.

NIENTE PIU’ APICOLTORI IN EUROPA

Niente più api, niente più impollinazione, niente più piante… niente più umanità: uno slogan efficace, che però avrebbe avuto più forza se messo in bocca a una personalità illustre e conosciuta ovunque come quella di Albert Einstein – che peraltro era un fisico e non un biologo, né un entomologo.La storia di Einstein e delle api viene citata tutte le volte che si parla della drastica diminuzione di imenotteri in alcune zone del mondo.Una frase molto forte, un padre ben noto: ed ecco che da qualche anno la storia di Einstein e delle api viene citata tutte le volte che si parla di un fatto davvero serio, quello della drastica diminuzione della popolazione di imenotteri in alcune zone del mondo.Il problema, però, non sta tanto nell’attribuzione errata di una paternità. La citazione contiene quello che è un eterno vizio dei media: la previsione catastrofica, lo spauracchio della scomparsa dell’umanità intera, rapida e inarrestabile.Qualcosa che serve ai titolisti dei giornali per catturare l’attenzione, agli attivisti per perorare la propria causa, e all’opinione pubblica per avere qualcosa di cui parlare e preoccuparsi. Ma per un lasso di tempo incredibilmente breve: ormai siamo talmente assuefatti al catastrofismo che messaggi del genere ci fanno poco effetto, e siamo pronti a smettere di occuparci di un problema non appena l’allarme si alza su un altro.

NON SOLO GRIDARE CONTINUAMENTE AL LUPO

Senza che poi il disastro previsto si avveri, nel lungo periodo fa calare l’attenzione per questioni che in realtà continuano a essere gravi. Induce a credere che gli ecologisti siano gente che abbaia per nulla, fanatici sostanzialmente inaffidabili: e questo, sì, è davvero catastrofico in termini di distruzione di una cultura scientifica e ambientalista che si è cercato faticosamente di costruire.Gli organi di informazione generalista sono spesso pieni di previsioni catastrofiche e titoli tanto urlati quanto vuoti di significato.Un esempio di questo è la reazione dell’opinione pubblica di fronte al complicatissimo tema dell’effetto serra: gli organi di informazione non specialistici sono pieni di titoloni su Venezia che scomparirà sott’acqua a breve, sui nostri figli che non vedranno mai la neve e sugli orsi polari che soccomberanno nel giro di pochi anni. Ritornelli che sentiamo ormai da troppo tempo, che non riscontriamo nella realtà, e che vengono poi cancellati da altri titoli – ugualmente urlati – sui ghiacci artici in fase di momentanea espansione, a negare completamente l’allarme.

RISULTATO

La gente è disorientata, e pensa che gli scienziati esagerino la portata di certi problemi, sbagliando regolarmente le loro previsioni.Il nodo centrale è proprio questo: prevedere il futuro è difficile, tanto più difficile quanto più si vuole vedere lontano nel tempo. Ed è difficile anche – forse soprattutto – per uno scienziato, che è consapevole della quantità di variabili in gioco quando si parla, per esempio, di clima; e che sa quanta strada ancora si debba fare con studi, ricerche, messa a punto di nuove tecnologie, e con una continua – sana, necessaria – messa in discussione dei risultati ottenuti.Un cammino duro, lento e poco prevedibile: che però è anche qualcosa di poco raccontabile, così com’è, dai giornalisti. Non è di sicuro quella parola definitiva, quella soluzione (o condanna) certa, quell’opinione netta di cui ha bisogno un pubblico che vuole capire velocemente questioni complesse e dibattute.Che si accontenta di preoccuparsi un po’ pensando all’immagine di Einstein che sentenzia sulle api, ma che poco viene informato, soprattutto dai media più “generalisti” sui reali termini di un problema che poi viene percepito come lontano e, in fondo, inesorabile. Quando invece è partendo dalla responsabilità personale di tutti, faticosamente e giorno per giorno, con risultati lenti e poco visibili, che si potranno produrre dinamiche che incideranno davvero sullo stato e sul futuro del nostro pianeta.

di –  Miriam Giudici

Fonte : http://www.terranauta.it
Redatto da Pjmanc:  http://ilfattaccio.org

Annunci
 
3 commenti

Pubblicato da su 3 gennaio 2013 in Attualità

 

Tag: , , ,

PROPOSTA SHOCK DELLA BANCA MONDIALE – Tassare l’acqua per aiutare gli assetati


ENTRO IL 2050 SULLA TERRA CI SARANNO 10 MILIARDI DI PERSONE

3 miliardi in più, su un pianeta dove l’emergenza acqua potabile non è più solo una imminente emergenza ma una drammatica realtà con cui già da oggi si confrontano quotidianamente 1,6 miliardi di persone.” Secondo Lars Thunell, vice presidente esecutivo della International Finance Corporation, branca della Banca Mondiale, ci sono solo due strade percorribili, una è quella del razionamento, una soluzione poco efficace e di difficile applicazione e l’altra è quella di far pagare l’acqua a chi la usa, ma in modo “socialmente responsabile”.L’acqua nel 2010 è stata riconosciuta dalle Nazione Unite come un diritto irrinunciabile dell’umanità, ed è giusto che per questo motivo, sostiene Thunell, imprese e agricoltori paghino una tassa, che in Italia potremmo definire ‘di scopo’, che serva a portare l’acqua dove scarseggia. E a fronte di possibili obiezioni e proteste, Thunell ricorda che solo l’1,5% dell’acqua viene utilizzata per fini alimentari, tutto il resto è destinato ad usi industriali, domestici e all’agricoltura, che ne assorbe la maggior parte.Ed è in questo quadro che si colloca la direttiva sulle acque della Comunità europea emessa nel 2000, dove si incoraggiano i governi ad adottare politiche di risparmio e di maggiore efficienza nella distribuzione idrica, il cui 45%-50%, è il caso italiano, si perde ancora oggi lungo le migliaia di chilometri di tubature vecchie e mal manutenute.

IL PROBLEMA DELL’ACQUA E DELLA SUA CATTIVA GESTIONE

viene messo in luce anche da uno studio condotto da un team di ricercatori dell’università inglese di Southampton guidati dal professor Robert Nicholls e che è stato pubblicato dalla rivista Nature. Secondo lo studio, il consumo crescente dell’acqua sta facendo, e farà sempre più in futuro, aumentare il livello degli oceani, in misura considerevolmente superiore a quella provocata dal riscaldamento terrestre e dal conseguente scioglimento dei ghiacciai dei poli.Secondo lo studio infatti l’estrazione di acqua dal sottosuolo profondo, come sta avvenendo in Arabia Saudita, sfruttando falde remote totalmente impermeabili e quindi non in relazione con il normale ciclo acqua-evaporazione-acqua, sta immettendo al consumo un’acqua tecnicamente ‘non compresa’ nel ciclo naturale che, una volta estratta e consumata, viene restituita molto più rapidamente ai fiumi ed ai mari, provocandone l’innalzamento.Se non si fosse in un periodo storico in cui il clima si riscalda, il problema sarebbe tutto sommato più facilmente assorbibile, Più acqua, più ghiaccio ai poli, invece adesso, e per un bel po’ di tempo in futuro, l’acqua resta acqua e fa alzare il livello degli oceani. Aggiungendo problema a problema.

fonte : adnkronos.com

Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org

 
4 commenti

Pubblicato da su 25 ottobre 2012 in Multinazionali

 

Tag: , , ,

SCOPERTE LE CONDIZIONI CLIMATICHE PRESENTI AI TEMPI DELLA COSTRUZIONE DELLE PIRAMIDI


UNA RECENTE RICERCA PUBBLICATA NEL NUMERO DI LUGLIO DI GEOLOGY

diretta da Christopher E. Bernhardt come parte del suo dottorato di ricerca presso l’Università della Pennsylvania, in collaborazione conBenjamin Horton, professore associato nel Dipartimento di Scienze ambientali e della Terra di Penn, e di Jean-Daniel Stanley, presso loSmithsonian Institution, fa luce sulle condizioni climatiche presenti in Egitto nell’era della costruzione delle grandi piramidi, al termine del vecchio regno. Grazie al polline antico e al carboncino conservati nei sedimenti nelle profondità del delta del Nilo risalenti a 7000 anni fa, è stata osservata la presenza di un periodo di grandi siccità e di incendi, tra cui un periodo siccitoso intenso risalente a 4200 anni fa. Christopher Bernhardt, ricercatore del US Geological Survey, ha spiegato che la storia degli esseri umani è strettamente correlata con i cambiamenti climatici. “Questo studio, insieme ad altre ricerche – sostiene il ricercatore – rivela che geologicamente l’evoluzione delle società a volte è legato alla variabilità del clima in tutte le scale, decennali o millenarie”. Il direttore dell’USGS, Marcia McNutt, ha detto che la disponibilità d’acqua ha rappresentato il tallone d’Achille per l’Egitto. “Anche i più grandi costruttori delle antiche piramidi sono stati interessati da questi cambiamenti. Il polline ed il carbone utilizzati per questa ricerca, cercano di risolvere i meccanismi fisici alla base di eventi critici nella storia dell’antico Egitto”, dice McNutt.La brusca siccità rivelata dalla ricerca, mostra come ebbe gravi ripercussioni sociali, comprese le carestie, e come probabilmente abbia giocato un ruolo determinante nella fine del vecchio regno d’Egitto, andando a colpire anche le altre culture del Mediterraneo. Altri periodi simili sembrano essersi verificati 5000 e 5500 anni fa, e più recentemente 3000 anni fa. Questi eventi sono in sincronia con quelli registrati nella storia umana – la prima iniziata circa 5000 anni fa, quando si verificò l’unificazione dell’Alto e del Basso Egitto e il Regno ormai scomparso di Uruk, nell’attuale Iraq. Il secondo evento ha avuto luogo circa 3.000 anni fa, nel Mediterraneo orientale, ed è associato con la caduta del Regno Ugarit e alle carestie nei regni babilonesi e siriani.

Di – Renato Sansone

Fonte: http://www.meteoweb.euhttp://pianetablunews.wordpress.com

Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 30 agosto 2012 in Attualità

 

Tag: , ,

40 % IN MENO DI RONDINI A CAUSA DEI MUTAMENTI CLIMATICI


SEMPRE MENO RONDINI

A causa dei cambiamenti climatici le migrazioni degli uccelli stanno subendo delle alterazioni che potrebbero influire sulla popolazione e sul loro futuro.Come altre specie transahariane, infatti, anche le rondini subiscono gli effetti del “nuovo clima” già dallo svernamento in Africa. Questo fenomeno, secondo gli effetti, potrebbe comportare rischi ecologici gravissimi.Così con l’arrivo della primavera la Lupu ha deciso di investire in una vera e propria mappatura delle rondini.Si chiede a tutti i cittadini di segnalare ogni apparizione di cuculi, gruccioni, rondini o cicogne al sito springalive.net per monitorare le specie (soprattutto rondini) che a causa di agricoltura intensiva e modernizzazione di stalle e fienili negli ultimi decenni sono calate del 40%.

Fonte: leggo.it

Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 21 marzo 2012 in Attualità

 

Tag: ,

RICERCATORI DEL BRITISH GEOLOGICAL SURVEY: I POLI MAGNETICI SAREBBERO IN PROCINTO DI INVERTIRSI !


RICERCATORI DELLA BRITISH GEOLOGICAL SURVEY

In base alle loro indagini scientifiche sostengono che i poli magnetici della terra sarebbero in procinto di invertirsi; ne danno notizia sul sito Bgs, portale del medesimo centro di ricerca. I ricercatori hanno adottato misure di controllo al fine di monitorare ininterrottamente tale processo mediante l’installazione di un Osservatorio Magnetico nel sud dell stato della Georgia, Stati Uniti, che monitora la SAA, ovvero la South Atlantic Anomaly (Anomalia del Sud Atlantico), una regione terrestre particolare ad alta intensità di radiazioni di particelle provenienti dallo spazio che rappresentano un pericolo per satelliti, navi spaziali e aeromobili proprio perchè lo scudo del campo magnetico terrestre si presenta insolitamente più debole in quest’area rispetto al resto del pianeta, e, a attraverso questo studio si cercherà perciò di comprendere i meccanismi che causano questa carenza di “difesa” nello scudo terrestre.

IN QUESTA ANOMALIA QUINDI

Le radiazioni provenienti dallo spazio profondo penetrano direttamente nell’atmosfera della Terra, e secondo Jean-Pierre Valet supervisore della ricerca sull’inversione geomagnetica presso l’Institute of Earth Physics di Parigi afferma: “Uno dei cambiamenti più drammatici che potrebbero verificarsi con un’inversione dei poli sarebbe l’affievolimento dell’intensità dello scudo”.La prova che i poli magnetici sono in spostamento l’ha rilevato proprio L’Osservatorio Magnetico nel sud della Georgia che ha osservato la SAA in estensione e nello specifico si sta estendendo verso ovest. Questa per i ricercatori del Bgs potrebbe essere la prova che il campo magnetico della Terra si stia invertendo; e altresì non sanno quale possibile scenario potrà prefigurarsi sul pianeta ad inversione avvenuta.

INDIZI CI ARRIVANO DAL REMOTO PASSATO DEL NOSTRO PIANETA

L’ultima inversione avvenne 800 mila anni or sono e la terra fu investita da repentini cambiamenti climatici nonchè dall’estinzione di diverse specie animali. Ma dopo un certo tempo il campo magnetico si ri-stabilizzò fino a come lo conosciamo noi oggi.“Anche se il campo dovesse diventare molto debole, sulla superficie terrestre siamo protetti dalle radiazioni atmosferiche. Allo stesso modo, come non vediamo e percepiamo la presenza del campo geomagnetico ora, è possibile che potremmo non accorgerci di alcun cambiamento significativo dopo l’inversione”, afferma Monika Korte, direttore scientifico del Niemegk Geomagnetic Observatory al GFZ di Potsdam, in Germania.Gli scienziati del Bgs vanno avanti nelle loro ricerche nella South Atlantic Anomaly coscienti del fatto che aree come questa possono fornire importanti risposte e significative interpretazioni sul processo di inversione magnetica dei poli terrestri e del suo impatto sull’ecosistema.
fonte: http://pianetablunews.wordpress.com
Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio

 
2 commenti

Pubblicato da su 12 marzo 2012 in Attualità

 

Tag: , , ,

MANCA UNA VERA PERTURBAZIONE DA OLTRE UN ANNO : GRAVE ANOMALIA


NON TRANSITA UN VERO FENOMENO CON MOVIMENTO OVEST – EST DA OLTRE UN ANNO

Le carte nel medio termine vedono fronti anche spettacolari avanzare verso il Mediterraneo per poi rimangiarsi il tutto a pochi giorni dall’evento, con saccature pronte a  spezzarsi inesorabilmente all’altezza della Costa Azzurra o del Golfo del Leone, senza riuscire ad entrare in maniera decisa e compatta sul Mediterraneo centrale.Non traggano in inganno le situazioni alluvionali dello scorso autunno: quella era una situazione di blocco, una di quelle pericolose configurazioni che vedono sempre la presenza di un’alta ingombrante più ad est del Paese che non favorisce il passaggio benefico e senza traumi delle perturbazioni, ma lo incattivisce concentrandolo su ristrette fasce di territorio.

TROVIAMO CHE LA SITUAZIONE SIA GRAVISSIMA

Un fronte che innaffi adeguatamente e in modo democratico il nord e le regioni centrali tirreniche non si vede da oltre un anno. Si è parlato da ormai un ventennio di un rialzo del flusso zonale atlantico, ad eccezione di qualche annata fortunata, specie nel “famoso” mini trend 2000-2010, a cui è stato data forse l’impressione sbagliata (colpevolmente anche da noi) di un ribaltone climatico.Ora invece siamo tornati a fare i conti con passaggi difficili, anche quando sembra andare tutto in modo apparentemente normale. Va studiata nei dettagli la strana moria di fronti, o per meglio dire, la strana frontolisi che si verifica nel movimento delle perturbazioni tra l’Iberia e l’Italia, che lascia spesso letteralmente a bocca aperta anche gli addetti ai lavori.

SI DICE CHE L’ARIA FREDDA NON ALIMENTI A SUFFICIENZA I FRONTI

Si dice che le anomalie delle temperature superficiali del mare giocherebbero un ruolo importante, ma si tratta di spiegazioni ancora troppo confuse e contradditorie.Di certo sembra quasi che una sorta di triangolo delle Bermuda, tra Baleari, Monaco e la Corsica inibisca i passaggi perturbati. I fronti spesso hanno il “mal di Francia” come si dice in gergo e non riescono a valicare le Alpi, altre volte scompaiono dalle mappe ancor prima di abbordare il Continente e lì la cosa diventa più grave.Si tratta di ragionare scientificamente, per scoprire le cause di uno strano black-out troposferico..

Autore : Alessio Grosso

fonte : http://meteolive.leonardo.it/

redatto da Pjmanc  http://ilfattaccio.org

 
1 Commento

Pubblicato da su 23 gennaio 2012 in Attualità

 

Tag: , ,

CLIMA : IL RISCALDAMENTO GLOBALE STA CAMBIANDO LA VEGETAZIONE ALPINA


I CAMBIAMENTI CLIMATICI E RISCALDAMENTO GLOBALE STANNO AVENDO UN IMPATTO SULLA VEGETAZIONE ALPINA

più profondo di quello finora previsto, stando a un nuovo studio condotto da un gruppo di ricerca internazionale e pubblicato sulla rivista “Nature Climate Change”. Secondo le conclusioni della ricerca, la prima condotto in tutta Europa sulla vegetazione montana, alcuni pascoli alpini potrebbero scomparire nel giro di pochi decenni .Guidati dai ricercatori dell’Accademia delle scienze austriaca e dell’Università di Vienna, i biologi di 13 differenti paesi hanno analizzato 867 campioni di vegetazione di 60 differenti siti in quota in tutti in principali sistemi montani europei, raccolti tra il 2001 e il 2008. Sono così state trovate forti indicazioni di come, su scala continentale, le piante amanti dei climi freddi che tradizionalmente si trovano nelle regioni alpine, vengano gradualmente sostituite da piante che crescevano finora solo a quote più basse e a temperature più calde .“Ci saremmo aspettati di trovare un maggiore numero di piante amanti del caldo ad altitudini, ma non di riscontrare un cambiamento così repentino”, ha spiegato Michael Gottfried del programma Global Observation Research Initiative in Alpine Environments (GLORIA), che ha coordinato lo studio.

LO STUDIO CONFERMA ANCORA UNA VOLTA

l’esistenza di un collegamento diretto tra l’incremento delle temperature estive e lo spostamento nella composizione delle piante alpine .“Gli studi regionali avevano già evidenziato un simile collegamento, ma è la prima volta che ne vengono mostrati gli effetti su scala continentale”, ha aggiunto Gottfried. Il fenomeno, che gli studiosi di GLORIA hanno battezzato termofilizzazione , è stato misurato e quantificato per la prima volta, e viene parametrizzato da un indicatore di termofilizzazione (D).La ricerca ha anche dimostrato che l’effetto è indipendente dall’altitudine (si sta verificando in corrispondenza della linea degli alberi) e dalla latitudine: viene infatti osservato sia nei paesi settentrionali come la Scozia sia negli ecosistemi alpini più a sud, come quelli sull’Isola di Creta “Il nostro lavoro mostra che gli effetti del cambiamento climatico influenza anche il margine esterno della biosfera”, ha concluso Georg Grabherr, direttore del programma GLORIA. “La termofilizzazione delle zone di vita alpina non può mai essere controllata direttamente: le strategie di adattamento non sono un’opzione e dobbiamo concentrarci sulla mitigazione del cambiamento climatico, al fine di preservare il nostro patrimonio biogenetico”.

Di Peppe Caridi

Fonte:http://www.meteoweb

Redatto da Pjmanc  http://ilfattaccio.org

 
1 Commento

Pubblicato da su 15 gennaio 2012 in Attualità

 

Tag: , , , ,

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: