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IN ARRIVO LA SUPER LUNA


IL 6 MAGGIO LA LUNA SARA’ AL PERIGEO

Il punto più vicino alla Terra dell’orbita geocentrica, permettendo all’astro, che sarà nella fase di Luna Piena, di avere le dimensioni più grandi dell’anno. Questo accade in quanto l’orbita della Luna non è perfettamente circolare, ragione per cui alterna la sua distanza dal nostro pianeta, che nel caso del prossimo fine settimana, sarà indicata a 356.955 chilometri dalla Terra. Quello di questo mese rappresenta un evento particolarmente esaltante, dal momento che il nostro satellite sarà di circa il 16% più luminoso della media. Al contrario, il 28 Novembre 2012 la Luna piena coinciderà con l’apogeo, il punto più lontano alla Terra, che causerà il fenomeno opposto. Nonostante l’aspetto della Luna possa apparire insolito per gli osservatori del cielo, gli scienziati avvertono che non c’è alcun motivo di allarmarsi. La leggera differenza della sua distanza dal nostro pianeta, non è sufficiente ad innescare terremoti o estremi effetti mareali. Tuttavia, le normali oscillazioni di marea saranno particolarmente accentuate. Al perigeo la Luna esercita circa il 42% di forza mareale in più rispetto al prossimo apogeo del mese di Novembre. Le dimensioni molto grandi della Luna sembreranno ancora più evidenti se l’osservazione sarà condotta al suo sorgere, nei pressi dell’orizzonte. In quel caso il nostro cervello, paragonando l’astro agli oggetti presenti all’orizzonte (alberi o edifici), creerà un’illusione ottica che renderà ancor più grande il disco lunare.

fonte : http://www.meteoweb.eu

Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org

 
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Pubblicato da su 3 maggio 2012 in Attualità

 

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VALIUM E ANSIOLITICI CREANO TOSSICODIPENDENZA COME L’ EROINA !


SCOPERTO IL MECCANISMO D’AZIONE DELLE BENZODIAZEPINE SUL CERVELLO
I farmaci ansiolitici a base di benzodiazepine (BDZ) come Valium e altri come Ativam, Xanax, secondo gli esperti creano dipendenza al pari di droghe come l’eroina. Ma come questo fosse possibile ancora non si sapeva. Ora, un nuovo studio pare aver fatto luce su questo processo scoprendo come le benzodiazepine agiscono sul cervello. I ricercatori svizzeri dell’Università di Ginevra hanno scoperto che queste sostanze agiscono producendo un effetto calmante facendo aumentare l’azione di un neurotrasmettitore detto Gaba (Acido Gamma-Aminobutirico) che attiva la dopamina, l’ormone della gratificazione.

TUTTO QUESTO NELLO STESSO MODO IN CUI AGISCONO GLI OPPIOIDI

Una situazione che può creare dipendenza, così come spesso avviene nelle persone che assumono farmaci a base di benzodiazepine. Lo studio, pubblicato sulla rivista “Nature”, chiarisce il collegamento tra le benzodiazepine e le droghe che creano assuefazione, hanno commentato i ricercatori. Noi «crediamo che questo sarà un elemento essenziale per la progettazione di nuove BDZ con effetti di dipendenza inferiori», ha aggiunto il dr. Christian Luscher del team di ricerca.

fonte : lastampa.it

Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio

 
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Pubblicato da su 15 marzo 2012 in Attualità

 

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LE 10 SCOPERTE SCIENTIFICHE DEL 2011


TEMPO DI BILANCI ANCHE PER LA SCIENZA

Tempo di bilanci anche per la scienza, che in questo 2011 ha celebrato alcuni importantissimi risultati: dalla fisica all’astronomia, dalla medicina alla paleontologia, ecco tutte le scoperte più importanti dell’anno.
Tradizione di ogni rivista scientifica, recentemente sbarcata anche sui quotidiani generalisti, la classifica delle 10 scoperte dell’anno è una buona occasione per riepilogare cosa la scienza è riuscita a realizzare nell’anno che sta per finire. Naturalmente, dieci scoperte sono poche rispetto agli enormi avanzamenti che la scienza realizza ogni anno: nella maggior parte dei casi si tratta di scoperte e innovazioni che passano sotto silenzio, realizzate da tenaci équipe di ricerca nelle università, nei centri pubblici e privati di ricerca, negli ospedali. Gli scienziati che portano a termine questi lavori si accontentano di un ristretto riconoscimento nei circoli accademici e sulle riviste scientifiche, e raramente hanno l’occasione di conquistare una pagina di qualche grande giornale. Sono loro, gli scienziati di ogni giorno, che si barcamenano alle prese con tagli di fondi e difficoltà di ogni sorta, i veri eroi della ricerca scientifica. Forse, la scoperta del prossimo anno è già stata realizzata da qualcuno di loro.

1 – I NEUTRINI PIU’ VELOCI DELLA LUCE

Senza dubbio è la scoperta del 2011. Ne hanno parlato tutti, spesso a sproposito, segno però che l’interesse suscitato dai rilevamenti dell’esperimento Opera – portato a termine dalle équipe dei laboratori INFN del Gran Sasso e del CERN di Ginevra – è stato enorme. I neutrini sembrano viaggiare più veloci dei fotoni, fino a oggi considerate dalla relatività di Einstein le particelle più veloci dell’universo, tali da costituire un limite invalicabile, quello della velocità-luce. La scoperta sembra affidabile, ma prima di confermarla in via definitiva sarà necessario attendere un paio di anni, il tempo cioè di ripetere l’esperimento negli Stati Uniti e in Giappone. Ma, se confermata, sarebbe forse la scoperta del secolo: capace, cioè, di rimettere in discussione tutti i paradigmi della fisica relativistica finora noti, aprendo nuovi e imprevedibili scenari per la comprensione dell’universo.

2 – I FARMACI ANTIRETROVIRALI FERMANO IL CONTAGIO DELL’ AIDS

L’epidemia di AIDS, per fortuna rallentata negli ultimi anni grazie a imponenti campagne di prevenzione, può essere vicina alla fine. Dall’America giunge la scoperta che la terapia antiretrovirale ad elevata attività, già comunemente impiegata nei paesi sviluppati, può non solo migliorare la vita del paziente, ma diminuire la possibilità del contagio ad altri esseri umani del 96%. In tal modo, il virus potrebbe cessare la sua diffusione nell’arco di pochi decenni. Ma è necessario che i farmaci vengano somministrati subito dopo l’infezione, e non dopo che la malattia inizia a manifestarsi: per farlo, sarà necessario aumentare enormemente le misure di controllo e prevenzione del virus, soprattutto nei paesi meno sviluppati.

3 – LE CELLULE UMANE POSSONO TORNARE GIOVANI

In prospettiva, potrebbe davvero essere la scoperta del secolo. A livello teorico, era già una certezza coltivata da molti; ma ora un’équipe dell’Istituto di genomica dell’Università di Montpellier è riuscita a riportare indietro l’orologio biologico di cellule molto vecchie, appartenenti a persone tra i 75 e i 101 anni di età. Le cellule possono essere “riprogrammate” per tornare allo stadio embrionale, che le rende cellule staminali, capaci cioè di diventare qualsiasi tipo di cellula sia necessaria all’organismo. Si lavorerà ora per riuscire a impiantare queste cellule riprogrammate – coltivate in laboratorio dopo l’estrazione – negli organismi umani di appartenenza, e come controllarne la moltiplicazione e la differenziazione. In futuro, questo potrebbe essere il metodo adatto per debellare malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer e addirittura per donare una lunghissima giovinezza all’umanità.

4 –LE PRIME TRACCE DEL BOSONE DI HIGGS

In un’attesissima conferenza agli inizi di dicembre, al CERN di Ginevra è stato annunciato che il bosone di Higgs forse esiste davvero. L’elusiva “particella di Dio” ha fornito possibili tracce della sua presenza all’interno dell’acceleratore LHC entrato in funzione nel 2010, e ora si attenderà la fine del 2012 per stabilire in via definitiva la sua esistenza. Il bosone di Higgs è “l’anello mancante” del modello standard della fisica, che spiega l’origine di tutta la materia nota nell’universo. Il bosone sarebbe responsabile delle diverse masse di ciascuna particella e la sua esistenza avvicinerebbe i fisici a quella “Teoria del Tutto” la cui ricerca è iniziata con Einstein, e sarebbe capace di spiegare tutto ciò che esiste.

5 – LA PROTEINA CHE BLOCCA LA CRESCITA DEL TUMORE

Tra le tantissime notizie che ogni anno riempiono di speranza milioni di malati di cancro in tutto il mondo e i loro familiari, nel 2011 la scoperta più importante potrebbe essere quella della periostina, una proteina responsabile della diffusione del tumore nell’organismo. Autori della scoperta, pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature, i ricercatori della Fondazione Isrec di Losanna. Non si tratta della vera e propria cura del cancro, ma di un modo per impedire alle cellule tumorali di diffondersi originando le letali metastasi. Sperimentazioni sui topi di laboratorio hanno prodotto risultati incoraggianti, con la scomparsa delle metastasi in cambio di effetti collaterali molto blandi e transitori. Ora si lavorerà per verificare la possibilità di applicare la scoperta agli esseri umani.

6 – LE COMETE SEMINATRICI DI VITA

Quest’anno diverse scoperte hanno consolidato la vecchi tesi, un tempo minoritaria, della panspermia, secondo la quale i mattoni della vita sarebbero giunti sulla Terra dal cielo a bordo di comete e meteoriti. Ora, il telescopio spaziale americano Spitzer ha individuato a 60 milioni di anni luce tracce indirette di una tempesta di comete che starebbe seminando la vita sui mondi lontani di un sistema solare. La scoperta dimostrerebbe che il fenomeno della panspermia è comune in tutto l’universo, aumentando le chance che in altri sistemi solari si siano sviluppate forme di vita.

7 – KEPLER 22-B IL PIANETA PIU’ SIMILE ALLA TERRA

Il telescopio spaziale della NASA, Kepler, impegnato nel censimento di numerosi pianeti extrasolari, ossia pianeti orbitanti intorno ad altre stelle della galassia, ha realizzato quest’anno scoperte sorprendenti. E’ solo questione di tempo prima che venga annunciata la scoperta del “gemello della Terra”, un pianeta cioè che si trovi nella fascia abitabile intorno a un sole simile al nostro, di dimensioni simili alla Terra e con acqua allo stadio liquido. Ma tra i candidati più promettenti c’è Kepler 22-B, a 600 anni luce da noi, sul quale si concentreranno future analisi ed osservazioni.

8 – AUSTRALOPHITECUS SEDIBA IL NUOVO ANELLO MANCANTE

Le tante scoperte paleontologiche che riguardano i nostri antenati riescono difficilmente a raggiungere le prime pagine dei giornali senza far ricorso all’abusata metafora dell’anello mancante, quel fossile cioè la cui scoperta dimostrerebbe il passaggio diretto dalle scimmie antropomorfe ai primi esseri umani. È la volta, quest’anno, dell’Australophitecus sediba, il cui scheletro è stato scoperto in Sudafrica dai ricercatori dell’Università del Witwatesrand. Gli autori della scoperta, pubblicata su Science, sostengono che il nuovo ominide fosse più simile ai primi esemplari della specie Homo dei precedenti scheletri di australopitechi individuati sempre in Africa, tra cui la celebre “Lucy”, datata 3 milioni di anni fa. L’Australophitecus sediba è vissuto invece 2 milioni di anni fa, epoca in cui potrebbe allora essere datata la comparsa dei primi Uomini.

9 – IL CERVELLO UMANO VICINO AL LIMITE

Ha fatto discutere gli scienziati di mezzo mondo la tesi del professor Simon Laughlin, neurobiologo all’Università di Cambridge, secondo la quale l’evoluzione del cervello umano sarebbe giunta al capolinea. Secondo Laughlin, la miniaturizzazione degli assoni – che trasportano i segnali elettrici tra i neuroni – non può procedere oltre nel suo percorso evolutivo: riducendosi ancora di più, i segnali elettrici cozzerebbero con effetti prodotti dalla fisica quantistica rendendo instabile lo scambio dei segnali sinaptici. E la miniaturizzazione, in effetti, è l’unica carta che l’evoluzione può giocare, visto che di aumentare la dimensione del cervello non se ne parla: già oggi, gli esseri umani sono gli animali che fanno più fatica a uscire dall’utero materno, proprio a causa della scatola cranica ipersviluppata. Soluzioni? Forse una rete di cervelli, così come Internet mette insieme le capacità di calcolo di milioni di computer.

10 – PROVE DI ACCOPPIAMENTI TRA NEANDERTHAL E SAPIENS

Negli ultimi anni la tesi che gli Uomini di Neanderthal, totalmente estintisi, e i Sapiens loro contemporanei si fossero incrociati, ha acquistato ampio credito nella comunità scientifica, grazie alla decodifica del genoma umano, che possiede tracce del DNA dei Neanderthal. Quest’anno è stato invece possibile dimostrare che i primi aborigeni australiani giunsero in Australia dall’Africa nel corso di una lunga migrazione che li portò a incrociarsi non solo con i Neanderthal, ma anche con i misteriosi uomini di Denisova, i cui scheletri sono stati individuati in Siberia ma anche in aree più centrali dell’Asia e nell’Europa dell’Est. I Denisova vissero 40.000 anni fa per poi estinguersi. Forse, incroci genetici tra le diverse specie umane hanno prodotto l’attuale Homo Sapiens Sapiens.
fonte :http://www.fanpage.it

Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org

 
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Pubblicato da su 20 febbraio 2012 in Attualità

 

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-DOPO I 45 ANNI IL CERVELLO PERDE COLPI-


PER ARRESTARE IL DECLINO DELLE CAPACITA’ COGNITIVE

appare sempre più indispensabile seguire stili di vita corretti.Il cervello comincia a perdere colpi a partire dai quarantacinque anni e non, come si è sempre pensato, dopo i sessanta. La notizia, che arriva dalle pagine del British Medical Journal, non fa certo piacere, ma ha la sua importanza: oggi si vive di più e arrivare alla vecchiaia con il cervello più sano possibile è una sfida per tutti. Così un gruppo di ricercatori inglesi, francesi e americani, guidato da Archana Sing-Manoux dell’University College di Londra, ha pensato di studiare come l’età modifica le funzioni cognitive e cioè la memoria, la capacità di ragionamento e l’attitudine a comprendere le cose, nella speranza di trovare qualche rimedio.

MEMORIA E RAGIONAMENTO

Gli studiosi hanno reclutato oltre 7 mila persone (più di 5 mila uomini e 2 mila donne) che facevano già parte di un più ampio studio, noto come Whitehall Study II, e partito nel 1985, con l’obiettivo di studiare i derminanti sociali della salute. Le hanno seguite per dieci anni, fra il 1997 e il 2007, sottoponendole per tre volte, in quest’arco di tempo, a una serie di test per valutare la memoria, il vocabolario, la capacità di comprensione visiva e uditiva, la fluidità semantica e fonologica (rispettivamente, cioè, la capacità di scrivere una serie di parole che cominciano con la lettera “S” e di scrivere il maggior numero possibile di nomi di animali). I risultati hanno dimostrato che i punteggi relativi a tutte le funzioni cognitive (compresi appunto la memoria, il ragionamento, la fluidità verbale), tranne il vocabolario, si riducevano con il passare degli anni e che il declino era più veloce nelle età più avanzate.

MEGLIO LE DONNE

Qualche dettaglio numerico: la capacità di ragionamento si riduceva del 3,6 per cento negli uomini fra i 45 e i 49 anni e del 9,6 per cento in quelli fra i 65 e i 70; stessa percentuale per le donne più giovani, mentre per le più anziane il declino risultava più contenuto: 7,4 per cento. Morale della ricerca: se è vero che tutto comincia così presto, è indispensabile promuovere stili di vita sani, per proteggere soprattutto la salute cardiovascolare. E’ ormai accertato, infatti, che quello che fa bene al cuore, fa bene anche al cervello. E soprattutto correggere i fattori di rischio cardiovascolare, come l’obesità, l’ipertensione e l’ipercolesterolemia che, a lungo andare, possono portare non soltanto a danni cardiaci, ma anche alla demenza.

DEMENZA SENILE

Oggi i ricercatori sono sempre più convinti che il processo alla base della demenza sia molto lungo e duri almeno venti o trent’anni. Del resto, anche la bozza del Dsm5, il manuale statistico dei disturbi mentali suggerisce di distinguere fra demenza “major”, cioè la forma più grave, dai disordini neuro-cognitivi minori. A sottolineare che è indispensabile capire meglio gli effetti dell’età sulle funzioni cognitive.

scritto da: Adriana Bazzi

Fonte: http://www.corriere.it/

Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org

 
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Pubblicato da su 19 febbraio 2012 in Attualità

 

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IBM SVILUPPA IL CHIP CHE SIMULA IL CERVELLO !


L’AZIENDA STATUNITENSE  TRA LE MAGGIORI AL MONDO NEL SETTORE DELL’INFORMATICA

Ha annunciato l’avvio della fase 2 di sperimentazione di microprocessori capaci di simulare il funzionamento del cervello umano. E le sue capacità cognitive e reattive.Simulare in un microprocessore i neuroni e le sinapsi del cervello umano per imitarne le capacità di percezione, apprendimento e azione. A questo stanno lavorando i ricercatori dell’Ibm, l’azienda informatica che ieri ha annunciato di aver già sviluppato un nuovo tipo di chip capace, appunto, di imparare dalle esperienze fatte, stabilire correlazioni, fare ipotesi e, di nuovo, imparare dai risultati raggiunti.La ricerca è realizzata insieme a sei importanti atenei americani (Columbia University, Cornell University, University of California, Merced, Università del Wisconsin, Madison) e cofinanziata dalla Darpa (Defense Advanced Research Projects Agency), il “braccio” scientifico del Pentagono, che ha già investito nella fase 2 progetto altri 21 milioni di dollari.

 

I RICERCATORI DI BIG BLUE

Informa l’azienda, stanno già sperimentando un paio di questi primi chip “neurosinaptici” che, seppur basati ancora sulla tecnica del silicio, sembrano in grado di ricreare il dialogo tra neuroni e sinapsi, grazie ad avanzati algoritmi. Entrambi i core contengono 256 neuroni. Un nucleo contiene 262.144 sinapsi programmabili e l’altro contiene 65.536 sinapsi di apprendimento. Il team Ibm ha già dimostrato con successo applicazioni semplici come navigazione, visione artificiale, pattern recognition, memoria associativa e classificazione.L’obiettivo a lungo termine del progetto SyNAPSE (Systems of Neuromorphic Adaptive Plastic Scalable Electronics) è quello di creare un sistema che non solo analizzi contemporaneamente informazioni complesse provenienti da molteplici modalità sensoriali ma sia anche in grado di rimodularsi dinamicamente nell’interazione con se stesso. Nel lungo periodo Ibm si prefigge di realizzare un sistema di chip con dieci miliardi di neuroni e 100 mila miliardi di sinapsi, che consumi solo un kilowatt di energia e occupi un volume di meno di due litri.

 

SI TRATTA DI UN IMPORTANTE INIZIATIVA PER ANDARE OLTRE AL PARADIGMA  DI VON NEUMANN

Ha detto Dharmendra Modha, responsabile del progetto per Ibm Research – che è stata dominante dell’architettura dei computer per più di mezzo secolo. Le future applicazioni del computing aumenteranno la domanda di funzionalità a cui l’architettura tradizionale non è in grado di rispondere in maniera efficiente. Questi chip sono un altro passo significativo nell’evoluzione dei computer da calcolatrici ai sistemi di apprendimento – conclude il ricercatore – e segnano l’inizio di una nuova generazione di computer e delle loro applicazioni nel mondo degli affari, della scienza e del governo».

 

 

fonte : http://lucammello.blogspot.com/

Redatto da Pjmanc  http://ilfattaccio.org

 
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Pubblicato da su 4 gennaio 2012 in Attualità

 

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IL CELLULARE ALTERA IL NOSTRO CERVELLO DOPO 33 MINUTI


RECENTEMENTE ALCUNI RICERCATORI FINLANDESI

Ci confermano con una pubblicazione sul Journal of Cerebral Blood Flow & Metabolism (14 settembre, 2011; doi: 10.1038/jcbfm.2011.128) che l’utilizzo del telefono cellulare nuoce alla salute del nostro cervello. Dopo soli 33 minuti di conversazione telefonica, iniziamo a subire delle alterazioni nel suo funzionamento, ad esempio sulla concentrazione e sulla memoria. Tali alterazioni sono state osservate grazie alla tomografia ad emissione di positroni, o PET, che permette di ottenere informazioni di tipo fisiologico dell’area in esame. Ciò che è stato riscontrato è molto semplice: i campi elettromagnetici, sopprimendo il metabolismo del glucosio, lasciano le nostre cellule sfornite degli zuccheri di cui hanno bisogno per garantirci prestazioni cognitive normali, come il ricordo, l’apprendimento e il ragionamento. Molto prudentemente, i ricercatori non affermano altro, come ad esempio la corresponsabilità di tale esposizione verso disturbi di varia natura e gravità. Certo è che l’utilizzo compulsivo dei telefoni cellulari tanto bene non fa, basti pensare a quanto è stato scritto in merito al danno di tali dispositivi sui cervelli in crescita di bambini e ragazzi (tanto che il Consiglio d’Europa ha proposto di vietare gli apparecchi Wi-Fi, cellulari e cordless nelle scuole) o sulla fertilità (articolo comparso su La Stampa e scaricabile qui).Per tornare alla Finlandia, possiamo dire che, come al solito, quella sopra esposta non sia una scoperta, quanto piuttosto una conferma. Le stesse informazioni vengono divulgate da anni da enti di ricerca più o meno noti (ne avevamo parlato qui): batti e ribatti, prima o poi ci entrerà in testa (speriamo al posto delle onde elettromagnetiche).

 

fonte : http://www.climatrix.org/

Redatto da Pjmanc:  http://ilfattaccio.org

 
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Pubblicato da su 26 dicembre 2011 in Attualità

 

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