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ECUADOR – La guerra indigena al petrolio


SONO PRONTI A COMBATTERE CON LE CERBOTTANE CONTRO LE ARMI DA FUOCO

I 400 indigeni della tribù Kitchwa vivono bel cuore del Parco Nazionale delle Yasuni, in Ecuador, che la Chevron Oil si prepara a invadere. La compagnia mira a mettere le mani sui 70 mila ettari di foresta pluviale, dove sono state identificate risreve petrolifere per un valore di 7,2 milioni di dollari. “Combatteremo fino alla morte. Ognuno di noi difenderà il proprio territorio” sostengono gli indigeni”.La comunità ha deciso di rifiutare un’offerta della compagnia petrolifera perché preoccupata per gli effetti a lungo termine dell’attività estrattiva sull’ambiente. Di recente, inoltre, si è saputo che il capovillaggio, senza alcuna autorizzazione, avrebbe firmato per conto suo un contratto che dava il via libera alle prospezioni. Il documento lascia cadere tutte le precedenti offerte di costruire una nuova scuola e garantire agli abitanti del villaggio l’assistenza sanitaria e prevede un indennizzo di appena 40 dollari per ettaro. Ma più dell’80 per cento degli indigeni è contrario alle ricerche petrolifere e pronto a battersi con le armi per salvare paesaggi che ricordano il pianeta “Pandora” di “Avatar”.

SE CI SARA’ UNO SCONTRO FISICO

ammette lo sciamano Patricio Jipa- finirà certamente in tragedia, Noi possiamo solo morire per difendere la foresta. Preferiremmo la resistenza passiva, ma in questo caso non è più possibile. Non saremo noi a iniziare, ma tenteremo di fermarli e poi accadrà quel che deve accadere.L’Equador è l’unico paese del mondo a riconoscere il valore giuridico della natura nella propria costituzione. Ma la pressione degli interessi economici si fa sempre più forte, e pochi hanno ascoltato l’appello del governo equadoregno a sostenere finanziariamente il parco dello Yasuni per evitare le esplorazioni petrolifere. Che ora sono puntualmente arrivate.Nel Paraco dello Yasuni vivono anche comunità indigene mai contattate, come le tribù dei Tagaeri e dei Taromenane, che hanno combattuto taglialegna illegali e missionari con le loro cerbottane, per proteggere la loro foresta e la loro cultura.

Fonte 

Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org

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Pubblicato da su 14 febbraio 2013 in Multinazionali

 

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PERCHE’ LE MULTINAZIONALI ORA VOGLIONO TUTTA L’ACQUA?


 

VIVIAMO IN UN MONDO GOVERNATO DA UN SISTEMA MALATO

Il sistema del supermerkatoglobale, ossia un insieme di multinazionali che grazie al loro strapotere economico amministrano la politica del pianeta. Ma le multinazionali esistono e prosperano solo perché esistono i consumatori che ogni giorno acquistano le merci che queste iper aziende immettono sul mercato. Insomma noi in quanto consumatori siamo allo stesso tempo vittime e carnefici di noi stessi. E’ per questo che vi invito caldamente a mettere in atto una rivoluzione pacifica e silenziosa,il boicottaggio continuo e radicale di tutto ciò che fa parte della grande distribuzione, tutto ciò che viene prodotto dalle multinazionali a cui fanno capo una miriade di sottomarche. Le stesse multinazionali che essendo ben consapevoli del fatto che il petrolio è una risorsa non rinnovabile, destinata ad esaurirsi, adesso si stanno orientando su un degno sostituto: l’acqua.Con l’appoggio della banca mondiale, alcune multinazionali sono già entrate in possesso di ingenti risorse idriche. E c’è il serio rischio, che queste risorse idriche, in futuro possano aumentare considerevolmente.Il pericolo che stiamo correndo è davvero molto grave, poichè è impensabile privatizzare un bene comune, necessario per vivere, come l’acqua, a beneficio di multinazionali, che hanno interesse soltanto allo sfruttamento selvaggio delle risorse naturali, ed al profitto.

Fonte : http://www.esseoesse.net
Redatto da Pjmanc:  http://ilfattaccio.org

 
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Pubblicato da su 6 gennaio 2013 in Multinazionali

 

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IL NUOVO PETROLIO – Ora è il Litio!


ATTUALMENTE LE RELAZIONI INTERNAZIONALI

Si basano in gran parte sulla necessità di acquistare petrolio nonché la possibilità di offrirlo. Non è un segreto che alcuni Paesi del Medio Oriente hanno una situazione di enorme potere e della ricchezza sotto la loro terra solo perché possiedono l’oro nero. Probabilmente non ci sarebbero guerre e problemi se non esistesse in quelle terre il petrolio.L’era del petrolio finirà fra qualche anno ed inizierà finalmente l’era delle auto elettriche e delle energie rinnovabili. I veicoli puliti invaderanno le strade di tutto il mondo e per farli funzionare ci sarà necessità di batterie. Le batterie sono agli ioni di litio, di conseguenza il promettente futuro dell’auto elettrica sta scatenando la febbre di litio, un minerale essenziale per la produzione di batterie.

UNO DEI PAESI CON LE MAGGIORI RISERVE DI QUESTO MATERIALE E’ LA BOLIVIA

Nella regione del Salar de Uyuni, una pianura di oltre 10.000 chilometri quadrati situato nel sud-ovest, esiste una grande riserva di litio ed è ricercato da aziende e governi. Le prime a ricercare queste riserve sono le aziende che producono auto elettriche come la giapponese Mitsubishi e Sumitomo, che hanno già raggiunto un accordo con il governo della Bolivia per promuovere l’industrializzazione del litio. Altre aziende, come la francese Bolloré o sudcoreana LG hanno mostrato interesse a collaborare con la Bolivia.Sempre in Sud America, l’Argentina ha anche lei la materia prima del futuro, per cui l’azienda Magna (capitale canadese e austriaco) ha appena comprato parte di una società del paese sudamericano che commercia con il litio.

OPEC

L’organizzazione che riunisce alcuni dei paesi con le maggiori riserve di petrolio, ha fortemente influenzato la politica internazionale del XX secolo. Forse la nuova sede OPEC in Sud America: Argentina, Cile e Bolivia che possiedono l’85% delle riserve mondiali di litio influenzerà il futuro? Diventerà la Bolivia la prossima Arabia Saudita? e questo sfruttamento del litio avrà ripercussioni sull’ambiente? Al momento non abbiamo alcuna risposta in merito, osserveremo la situazione

di – Agnese Tondelli

Fonte : http://ambientebio.it

Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org

 
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Pubblicato da su 4 dicembre 2012 in Multinazionali

 

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COSA C’ENTRA L’ACQUA CON IL PETROLIO – LA FOLLIA DELLE BOTTIGLIE DI PLASTICA


I CONTENITORI TRASPARENTI ROSICCHIANO UN MILIONE E MEZZO DI BARILI DI GREGGIO L’ANNO

Quando i nostri nipoti ci chiederanno cosa facevamo mentre il petrolio si stava esaurendo dovremo ammettere che eravamo impegnati a cercare i modi più fantasiosi per sprecarlo, dalla produzione di neve artificiale per i giochi invernali all’impiego dei camion leggeri – i famigerati Suv – per andare a fare la spesa. In pool position fra i comportamenti più demenziali spicca, senza dubbio, l’innamoramento planetario per l’acqua imbottigliata il cui consumo è salito del 57 per cento negli ultimi cinque anni. Una moda che piace ai governi perché li dispensa dal bonificare le forniture idriche – che restano appannaggio dei poveracci – operazione per la quale si spende infatti un settimo dei 100 miliardi di dollari buttati in acqua minerale. Cosa c’entra l’acqua con il petrolio lo spiega molto bene un rapporto dell’Earth Policy Institute di Washington nel quale, fra le altre cose, compaiono le prime stime del costo energetico dell’ubriacatura da minerale.Viene fuori che l’acqua in bottiglia – nel 40 per cento dei casi semplice acqua di rubinetto con l’aggiunta di qualche sale minerale – rosicchia circa un milione e mezzo di barili di greggio ogni anno soltanto per produrre delle bottiglie di plastica che ci metteranno circa 1000 anni a biodegradarsi, quasi tutte utilizzate una sola volta. Ora, considerando che con un milione e mezzo di barili si mandano avanti 100 mila automobili per un anno, siamo nel campo di quegli inesplicabili comportamenti che spingono alcune specie come i lemming, piccoli roditori simili a criceti, a suicidarsi gettandosi in massa dalle scogliere. Non si spiega altrimenti una scelta demenziale da ogni punto di vista.

SECONDO GLI ORGANISMI INTERNAZIONALI

che si occupano di salute l’acqua in bottiglia prodotta dai grandi marchi dell’imbottigliamento – Nestlè, Danone, Coca Cola e PepsiCo, tanto per non fare nomi – spesso non è affatto più salubre anche se costa la bellezza di diecimila volte di più di quella del rubinetto ed il suo consumo è decisamente inspiegabile in paesi come l’Italia, che dispongono di una riserva idrica di qualità eccellente. Il guaio è che la diffusione dell’acqua in bottiglia ha buon gioco in paesi come l’India e la Cina , dove la potabile è ancora un lusso che i governi non riescono a garantire. Il che, oltre al greggio impiegato per fabbricare le bottiglie, aggiunge un altro po’ di sprechi per il trasporto e infine lo stoccaggio di un’enorme quantità di rifiuti. La cosa divertente – si fa per dire – è che l’alternativa c’è da parecchio tempo e, almeno nei paesi industrializzati, può contare su di un sistema articolato e capillare – gli acquedotti – che presenta anche il vantaggio di essere facilmente monitorabile. In questo, come in altri numerosi casi, l’idolatrata modernizzazione va all’indietro, mentre un esercito di consumatori rincoglioniti da una valanga di spot buttano via i soldi con la benedizione dei decisori politici che guardano soltanto al Pil – quella dell’imbottigliamento è un’industria che tira – e, da più di trent’anni, confezionano normative che privilegiano le minerali rispetto alla vituperata “acqua del sindaco”.

Sabina Morandi

Fonte: http://www.liberazione.it

Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio

 
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Pubblicato da su 28 settembre 2012 in Multinazionali

 

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GOLFO DEL MESSICO -ALLARME MUTAMENTI CLIMATICI L’ACQUA ANALIZZATA ESPLODE +video


MENTRE L’ISAC

(Institute of Atmospheric Sciences and Climate), che fa parte del prestigioso Consiglio Nazionale delle Ricerche, lancia l’allarme per il rischio di un mutamento climatico globale a causa della fuoriuscita del petrolio nel Golfo del Messico, il canale televisivo statunitense ‘News 5’ ha svolto un’inchiesta sullo stato di contaminazione dei litorali in prossimità del Golfo del Messico. I promotori di questa indagine hanno raccolti campioni dalle spiagge del litorale in aree frequentate da bagnanti, dove i bambini giocano con la sabbia e nuotano.I risultati sono stati assolutamente terrificanti. Il giornale telematico ‘Intel Hub’ ha documentato una nuova catastrofica situazione che è solo un’altra sorprendente rivelazione di una lunga serie di orrori scoperti nel Golfo del Messico. Quella della British Petroleum è stata, a dir poco, una negligenza di matrice criminale; una negligenza addirittura premeditata; uno stupro chimico. La maggior parte delle persone che hanno lavorato per la BP con lo scopo di contenere la fuoriuscita del petrolio erano totalmente ignare che, in realtà, i loro dirigenti hanno fatto tutto il contrario: non hanno certo attuato alcuna misura che preservasse la vita dei lavoratori coinvolti.

IL LIVELLO DI TOSSICITA’ TOLLERATO E’ DI 5 PARTI PER MILIONE

Dai test si evincono i seguenti dati: la spiaggia di ‘Orange beach’ contiene 25 parti per milione; La sabbia intorno alla spiaggia di ‘Gulf Shores beach’ contiene ben 211 parti per milione. È importante precisare che queste spiagge sono state lasciate aperte al pubblico da certi funzionari in quanto dichiarate “sicure” per la balneabilità. In prossimità della spiaggia di ‘Orange beach’, nell’area in cui molti bambini sono stati visti giocare con la sabbia in riva al mare, i test hanno dato dei risultati allarmanti, ovvero 221 parti per milione.È concepibile che funzionari dell’EPA ed altri funzionari locali dicano alla gente che questi litorali sono puliti e sicuri quando in realtà sono altamente tossici?Come se non bastasse, campioni di acqua marina proveniente da Dolphin Island nel momento in cui sono stati mescolato con un solvente organico per separare l’olio e l’acqua sono esplosi. Alla fine di questo filmato si può vedere l’evento delle esplosioni.L’ovvia ragione per la quale le provette contenenti l’acqua sono esplose è la presenza di gas metano. È risaputo che il metano è altamente infiammabile e può esplodere al contatto con l’aria. L’altra probabile causa è l’agente ‘Corexit9500’, che ha continuato a essere apertamente spruzzato attraverso operazioni aeree nonché direttamente alla fonte.Questo articolo dovrebbe fungere da monito per far riflettere tutti coloro che credono ancora che questo disastro non li riguardi.

VIDEO


Traduzione : Edoardo Capuano

fonte : http://www.ecplanet.com

Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio

 
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Pubblicato da su 23 marzo 2012 in Attualità

 

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SUPERMERCATI : LO CHOC DEGLI SCAFFALI VUOTI – IL CIBO E IL PETROLIO IL CIBO E’ PETROLIO-


SCIOPERO DEGLI AUTOTRASPORTATORI

Gli scaffali vuoti del supermercato dove sono entrata stasera fanno paura. Ti sbattono in faccia la fragilità della nostra organizzazione economica (che invece passa per solidissima) e tutte le scomode verità sull’energia. Fanno paura perchè sono uno choc, un metaforico terremoto. Crolla il mondo – che siamo stati abituati a ritenere solidissimo – in cui basta por mano al portafoglio e, se vuoi, ti compri anche i piselli ripieni. Qui dove abito, vicino a Torino, nel giro di poche ore sono evaporati i cibi freschi e perfino pasta e vino. Spero di trovare le sigarette, domani.Solo l’energia abbondante e a buon mercato consente di produrre e di distribuire una gran quantità e varietà di merci. Adesso gli autotrasportatori protestano perchè la benzina e il gasolio sono rincarati. E’ verissimo, ma non è (solo) colpa del Governo.

IL CIBO E’ PETROLIO GASOLIO BENZINA

Il rincaro del carburante non costituisce un fenomeno transitorio, ma è destinato anzi ad acuirsi, e questo richiede un profondo riassetto di abitudini consolidate.Da molto tempo qui in Europa stiamo pagando il petrolio agli stessi prezzi record del 2008. Il rincaro è legato al fatto che è impossibile estrarre sempre più petrolio, come invece richiederebbe il modello della crescita economica infinita e dell’inesauribile abbondanza di tutte le merci.Il rincaro del petrolio e del carburante è strettamente connesso al rincaro dei generi alimentari per due motivi.Primo, gasolio ed energia servono per produrre il cibo (i trattori, le serre riscaldate), per lavorarlo e trasformarlo. Secondo, l’Italia è molto esposta ai contraccolpi alimentari del rincaro dei carburanti perchè importa, ebbene sì, gran parte delle derrate alimentari. E’ autosufficiente solo per frutta e pochissimo altro.

IL RINCARO DEL CARBURANTE

non è una fiammata contingente ma un fenomeno destinato a perdurare e ad aggravarsi, la prima misura dovrebbe essere produrre quanto più possibile il nostro cibo, e vicino ai luoghi in cui lo consumiamo.Gli scaffali vuoti del supermercato ci insegnano proprio questo: stiamo mangiando petrolio e dobbiamo cambiare dieta, dato che l’abbondanza di petrolio sta finendo.

fonte : http://blogeko.iljournal.it

redatto da Pjmanc http://ilfattaccio.org

 
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Pubblicato da su 25 gennaio 2012 in News

 

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