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I CRIMINI DI MONSANTO CON I SOLDI DI BILL GATES


 

BILL GATES E’ FONDAMENTALMENTE NOTO PER ESSERE IL FONDATORE DI MICROSOFT

l’azienda produttrice del notissimo sistema operativo Windows. Ricchissimo, si è ritirato dalla guida dell’azienda ed ora impiega tempo e denaro nel finanziare le tecnologie per la modificazione genetica, la geo-ingegneria, le vaccinazioni sperimentali e nel diffondere la buona novella della Monsanto salvatrice dalla fame nel mondo. EffedieffeNessuna sorpresa quindi nel leggere che Gates possiede 500.000 azioni della Monsanto. Controvalore: 23 milioni di dollari.Ma è sempre Monsanto quell’azienda che è stata beccata a gestire in Argentina gruppi di lavoratori in nero, schiavizzati e costretti a lavorare 14 ore al giorno – per giunta spesso senza stipendiarli. Azienda che ricorre ai propri colossali fondi per pagare organizzazioni che falsificano letteralmente le dichiarazioni della FDA al fine di diffondere gli organismi geneticamente modificati.Non mettiamo nemmeno in conto i suicidi di agricoltori in India, dovuti all’incapacità dei prodotti Monsanto di garantire i raccolti, suicidi che si verificano al ritmo di 1 ogni 30 minuti in quella zona agricola che è tristemente nota come ‘fascia dei suicidi’.

 
BILL GATES FINANZIA ANCHE AZIENDE CHE RIDUCONO I MINORI IN SCHIAVITU’

Come se non bastasse, la Bill and Melinda Gates Foundation collabora con la Cargill con l’obbiettivo di diffondere la soia OGM nel 3° mondo. La Cargill è una multinazionale da 133 miliardi di dollari beccata anch’essa a violare le leggi sul lavoro ed incriminata dall’International Labor Rights Fund per traffico di minori dal Mali e per riduzione in schiavitù di minori come lavoratori nelle piantagioni di cacao, dove sono costretti a lavorare dalle 12 alle 14 ore al giorno, con paghe misere ed alimentazione insufficiente. L’azienda intanto continua ad acquistare cotone dall’Uzbekistan, dove è ben noto che sia il frutto di lavoro nero minorile.Bill Gates si è prestato in prima persona per spot pubblicitari a favore degli OGM Monsanto, nei quali li magnifica come «La soluzione» alla fame nel mondo quando persino l’ONU ha riconosciuto che gli OGM non possono sconfiggere la fame altrettanto bene quanto l’agricoltura tradizionale.

 

IL TEMA DELLA FAME NEL MONDO

è stato studiato in particolar modo dall’International Assessment of Agricultural Knowledge, Science and Technology for Development (IAASTD), un gruppo di 900 fra scienziati e ricercatori. I risultati della ricerca sono abbastanza chiari: 900 scienziati concordano che le sementi OGM non sono la soluzione alla fame nel mondo. I risultati sono stati pubblicati nel 2008, ben prima che Bill Gates – ignorandole – iniziasse a proclamare per ogni dove che gli OGM sono la soluzione miracolosa.Anche la Union of Concerned Scientists ha esaminato la verità sui raccolti prodotti dagli OGM, giusto per scoprire che sul lungo periodo le sementi OGM non producono nessun aumento nei raccolti, mentre hanno un costo eccessivo e recano un grosso danno alla salute ed all’ambiente. La mancanza di basi scientifiche è risultata tanto evidente agli occhi della Union da voler documentare tutto in modo dettagliato, all’interno di un resoconto del 2009 intitolato: «Raccolti fallimentari».

 

SONO MOLTE LE CRITICHE CHE SI SONO LEVATE CONTRO GATES PER TALI FINANZIAMENTI

per esempio dal gruppo Community Alliance for Global Justice, che ha dichiarato:«La Monsanto ha un passato di crasso spregio delle esigenze e del benessere dei piccoli agricoltori sparsi per il mondo… la questione solleva grossi dubbi sul pesante finanziamento dato dall’azienda allo sviluppo dell’agricoltura africana…».Allora, come mai Bill Gates, un uomo osannato dai media come un santo filantropo versa milioni – se non miliardi – in operazioni di questo tipo? E perché continua a dire che gli OGM possono combattere la fame nel mondo quando sa che non è vero, visto che fanno al contrario calare i raccolti e creano altri problemi?Domandiamolo a Bill GatesIeri Gates si è reso disponibile a rispondere alle domande di utenti online tramite il sito sociale Reddit, in quella che si presentava come una intervista aperta, del tipo «Chiedetemi qualunque cosa». Era un’opportunità unica per chiedere a Bill Gates in persona perché avesse acquistato in modo occulto 500.000 azioni Monsanto – a parte questioni fiscali – e perché facesse squadra con la Cargill per diffondere gli OGM nel mondo. Cosa che in tanti ci domandiamo.Alle domande su Reddit avrebbe risposto in forma scritta. Così, benché avessi una quantità di domande da porgli – una per tutte: «se lui per primo mangiasse OGM» – gli ho semplicemente chiesto:«Perché ha comprato 500.000 azioni Monsanto?»Non arrivando la risposta, sono partiti numerosi commenti con gli utenti che domandavano a Gates, per favore, se voleva rispondere. Quindi molti altri hanno posto delle varianti di questa stessa domanda. Domande rimaste tutte senza risposta – come previsto.

 

ECCO ALCUNI COMMENTI ALLA MIA DOMANDA

Lawfairy scrive: «Avrei voluto rispondesse; per me questa è una delle cose più incomprensibili circa di Gates, persona che altrimenti rispetto come uno dei più eminenti filantropi della nostra generazione… Per me i rapporti di Gates con la Monsanto sono l’aspetto moralmente più discutibile della sua intera attività».Un altro utente scrive: «Non potrebbe dedicarci un po’ del suo tempo per chiarirci dei suoi investimenti nella Monsanto? Questa multinazionale, benché titoli di voler metter fine alla fame nel mondo, ha fatto negli ultimi 100 anni delle cose decisamente deprecabili, ed io non credo che avessero a cuore gli interessi della gente. Io credo che il modo per metter fine alla fame nel mondo non consista nell’avere un’unica azienda che manipola, controlla o possiede le scorte alimentari mondiali – o cerca di farlo».Un altro utente ha dato questa risposta: «[Ha le azioni Monsant] Perché appoggia il Bilderberg group!». Comunque, nessuno ha avuto una risposta ufficiale alle domande sulle azioni Monsanto. L’intenzione ovvia sembra quella di voler lasciar svanire la cosa nel flusso della stampa allineata, quella che sembra pensare che Bill Gates sia il nr. 1 dei filantropi, incapace di fare del male.Noi invece troviamo assolutamente inaccettabile che qualcuno che finanzia i piani di aziende collegate agli OGM ed allo sfruttamento del lavoro nero minorile venga accolto con un applauso.
Anthony Gucciardi

Traduzione per EFFEDIEFFE a cura di Massimo Frulla, revisione di Lorenzo de Vita
Fonte
Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org

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Pubblicato da su 26 febbraio 2013 in Multinazionali

 

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MONSANTO – Nella famiglia del Rfid


ANCHE LA MONSANTO ENTRA NEL MONDO Rfid

La multinazionale delle biotecnologie agricole ha infatti stretto un accordo con il laboratorio dell’Università dell’Arkansas che studia le tecnologie di identificazione a radiofrequenza.La partnership prevede l’ingresso di due dirigenti della Monsanto nel board del centro di ricerca. Le due persone incaricate sono Lynn Pias, responsabile a livello mondiale del settore IT e William H. Schulz, responsabile dell’ottimizzazione della supply chain. Ma come mai la multinazionale ha deciso di guardare all’Rfid ? Non solo per motivi logistici. Spiega Schulz: “Monsanto ha deciso di supportare il centro dell’Università dell’Arkansas per avere una via d’accesso al mondo della radiofrequenza e condividere le proprie esperienze con quelle di altre compagnie. Ma c’è di più: il nostro intento è quello di trovare in questa tecnologia un modo per migliorare l’efficienza della nostra supply chain e un’opportunità per servire al meglio i nostri clienti, magari con sistemi di tracciabilità che certifichino la qualità dei prodotti.Monsanto non è l’unica azienda che recentemente ha stretto un accordo con il laboratorio statunitense. A fare parte della sua scuderia, infatti, oggi è entrata anche la Northrop Grumman, gruppo con 30 miliardi di fatturato e attivo nel campo aerospaziale e della difesa. L’obiettivo dell’azienda con sede a Los Angeles è quello di ricorrere all’Rfid per migliorare la propria supply chain.“Le due aziende”, ha spiegato Bill Hardgrave, direttore del centro di ricerca Rfid, “daranno un grosso contributo al nostro lavoro poiché rappresentano due campi in cui non ci siamo mai misurati”.

fonte : http://www.ecplanet.com

Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org

 
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Pubblicato da su 12 novembre 2012 in Multinazionali

 

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TORNARE AL REALE – L’umanità scollegata ai tempi di internet


OGGI VIVIAMO QUASI SEMPRE IN AMBIENTI ARTIFICIALI E IN ISOLAMENTO

comunicando poco e male con chi abita i nostri spazi, passando molte ore davanti allo schermo di un computer, tutti collegati e allo stesso tempo ‘scollegati’. Ma la realtà è un’altra, come tornarci dentro?Quando si cominciò a parlare degli organismi geneticamente modificati e, di conseguenza, delle turpi vicende legate alla multinazionale Monsanto, mi domandai chi fossero le persone che potevano lavorare per una simile azienda e che cosa provassero sapendo ciò di cui anch’esse erano, se pure più o meno involontariamente, responsabili. Non pensavo ai dirigenti: su quelli non c’era bisogno di farsi troppe domande. Pensavo a uscieri, impiegati, operai.Al tempo in cui lavoravo come fotografa della Camera del Lavoro di Milano, mi capitò di fare un servizio fotografico alla fabbrica Agusta. Quella degli elicotteri da guerra. Era una fabbrica metalmeccanica, ovviamente. Fui accompagnata da un sindacalista della FIOM e accolta cordialmente da operai e tecnici che mi fecero visitare i reparti, spiegandomi mansioni e lavorazioni, agevolando il mio lavoro. Erano compagni, lottavano per i diritti degli operai e per una maggiore giustizia sociale. Costruivano macchine da guerra per un paese “dominatore”. Un paese capitalista e imperialista, anche se di “seconda fila”, e che ha ben dimostrato in questi anni di volerle usare per assoggettare altri popoli, altri lavoratori. E “assoggettare” con le armi significa uccidere, mutilare, distruggere.Eppure operai, sindacalisti, compagni continuano a lavorare per l’Agusta. Come per la Monsanto, per la Coca Cola, per la Mc Donald’s…

Generale, il tuo carro armato è una macchina potente
spiana un bosco e sfracella cento uomini.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un carrista.

Generale, il tuo bombardiere è potente.
Vola più rapido di una tempesta e porta più di un elefante.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un meccanico.

Generale, l’uomo fa di tutto.
Può volare e può uccidere.
Ma ha un difetto:
può pensare.

INTERNET E’ COME IL LABIRINTO DEGLI SPECCHI

Ci dà l’impressione di una vastità infinita e di una infinita possibilità di informazione e di comunicazione
Mi piaceva un tempo questa poesia di Bertotlt Brecht, mi dava speranza. Negli ultimi anni, però, quando c’inciampo mi viene da pensare con fastidio “caro poeta, questa volta non ci hai azzeccato”.Ho visto in un servizio televisivo operaie gettare pulcini vivi nel tritacarne: donne e madri di famiglia, gente che per istinto e cultura i “pulcini” li alleva, accudisce, protegge; li tiene al sicuro. Ho visto, nel mio lavoro di fotografa, donne che legavano ratti supini e a zampe aperte su tavolette di legno, come crocifissi, per iniettargli sostanze chimiche; tecnici che iniettavano cellule tumorali ai topolini e che avevano a casa un cagnolino amato come un famigliare.Del resto, non vediamo tutti i giorni genitori amorevoli che rimpinzano i propri figli di veleni, soci del WWF con la Land Rover a Milano, amanti degli animali col giaccone col collo di pelo di cane?Perché? Perché è cresciuta così tanto l’ignoranza irresponsabile, lo ‘scollegamento’, la contraddizione nei comportamenti umani?Forse perché gli esseri umani dell’attuale società industriale non hanno quasi più alcun contatto con la realtà della vita, se non a frammenti. Per questo non sono in grado di valutare le conseguenze e nemmeno le cause dei propri comportamenti.La realtà della vita è l’ambiente naturale, terra e acque, alberi e animali, ed è l’ambiente sociale, gli altri esseri umani che fanno parte della famiglia, della comunità, dell’umanità.Oggi viviamo quasi sempre in ambienti artificiali e non comunichiamo quasi nemmeno con i nostri famigliari: con loro ci raduniamo intorno al moderno focolare, la televisione. Sempre che ognuno non stia nella propria stanza con il proprio computer.Una società di dominio e competizione è una società di isolamento, alienazione, divisione. E specializzazione.

VIVIAMO NELL’ARTIFICIO E NELLA SOLITUDINE

Una società di dominio e competizione è una società di isolamento, alienazione, divisione. E specializzazioneViviamo sempre di meno all’aria aperta. Persino il contadino “intensivo” lavora perlopiù con e nelle macchine e, finito il tempo di lavoro, si schiaffa davanti al televisore o accompagna la moglie all’ipermercato. Gli altri, i “cittadini”, vivono in auto, nel televisore, su internet, dentro le vetrine dei negozi, in palestra; e questo vale ancora di più, tragicamente, per i bambini.Non abbiamo alcun rapporto reale nemmeno con gli ambienti in cui passiamo le vacanze o i fine settimana, non li conosciamo, non li comprendiamo, non subiamo le conseguenze dei guasti che vi provochiamo. E il motivo per cui li abbiamo scelti, che spesso è solo la pubblicità pagata su riviste specializzate o in specializzate trasmissioni televisive, altrettanto spesso è anche la competizione per la vacanza più alla moda, il motivo nemmeno lo capiamo: ci sembra una scelta libera e “naturale”.Così è per tutto. Il dirigente d’azienda vampiresco e l’operaio che fabbrica le mine antiuomo, il vivisezionatore e il trasportatore di rifiuti tossici alle discariche della camorra non “vedono” le conseguenze, non sono in grado di immedesimarsi, di immaginare, di com-patire.È difficile, se vivi in un appartamento in condominio, collegare ciò che finisce nei tubi di scarico di casa tua con il cancro di un tuo famigliare; così come, se comperi cosmetici o comperi cibi al supermercato è difficile collegarli alle crudeli e infinite sofferenze degli animali nei laboratori chimici o negli allevamenti intensivi.Si potrebbero fare infiniti esempi dello “scollegamento” umano, dell’alienazione e deresponsabilizzazione nell’avanzata società industriale.

MA OGGI C’E’ UN UOVO STRUMENTO DI SEPARAZIONE DALLA REALTA’ E DI ISOLAMENTO DELL’ INDIVIDUO – INTERNET
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Internet ci “chiude dentro”. Illudendoci di aprirci spazi immensi.Internet è come il labirinto degli specchi: ci dà l’impressione di una vastità infinita e di una infinita possibilità di informazione e di comunicazione. Invece, come nel labirinto degli specchi, si tratta solo del riflesso di noi stessi e dell’ambiente in cui già viviamo; in quel riflesso continuiamo a camminare ripercorrendo i nostri passi, senza trovare via d’uscita.Comunichiamo con persone che già hanno più o meno le nostre idee e la nostra cultura, ci illudiamo in questo modo di “aver fatto la nostra parte”, di aver dato impulso a un movimento o ad una battaglia. Ma non è così. E anche quando lo è in parte, anche quando la mobilitazione su internet porta in piazza migliaia di persone, è una battaglia che “viaggia in galleria”: non tocca quelli che su internet non ci vanno o non vi cercano quello che cerchiamo noi; non cresce, non cambia i modi di pensare e di agire di chi non fa parte di tale movimento, non mette a confronto.Come in una conventicola, parliamo tra di noi. Ci sfoghiamo.Confermiamo i nostri dubbi sulle notizie “ufficiali” cercando un’informazione alternativa che chi, a differenza di noi, non nutre dubbi sull’informazione fornitaci dai padroni del vapore, non cercherà a non troverà nella miriade infinita di informazioni che anche su internet i padroni del vapore hanno il tempo e la voglia di ammassare.Basta camminare su una strada di campagna o persino in un parco cittadino, coltivare un orto o persino delle piante su un balcone per recuparare il contattoE noi, una volta trovate quelle informazioni? Le mandiamo alla nostra “mailing list” nel migliore dei casi. O, in uno sforzo supremo, organizzeremo un incontro, una conferenza, un dibattito su quell’argomento, avvertendo appunto quelli della mailing listi o quelli che “comunicano” con noi su “facebook”. Sbattendo contro i nostri riflessi.

E non portiamo nulla, nemmeno noi stessi, in quella realtà che sta fuori del labirinto.

Ma non sarebbe difficile.

Porto con me il magico turchese
e mi nascondo sotto le ali dell’aquila dell’alba,
tra le piume dell’uccello di cielo.
Ed ecco, i miei nemici non mi vedono.
Essi pensano di avere una medicina potente
ma ecco, io me ne vado tra loro,
non visto e mortifero.*Canto tradizionale dei Navajo

E’ COME UNO DI QUEI PICCOLI INCANTESIMI DELLE FIABE

basta la parola giusta o il giusto sguardo per ritornare alla realtà.Basta camminare su una strada di campagna o persino in un parco cittadino, coltivare un orto o persino delle piante su un balcone, preparare il pane o comunque i cibi, cucirsi un abito, per esempio, per ricominciare a prendere contatto con la realtà materiale della vita.E la “medicina potente”, che ci rende invisibili ai nemici perché non più isolati, perché parte di una comunità in lotta per un cambiamento radicale?Basterebbe mettere un volantino nelle caselle dei nostri vicini di casa per dare un’informazione “alternativa” o invitarli ad un dibattito; fare una riunione di condominio che non parli del condominio ma piuttosto del riciclaggio dei rifiuti e del sistema capitalistico-mafioso che sta dietro gli inceneritori; fare un presidio al mercato, davanti a una fabbrica o una scuola per informare e discutere di spese militari, di cosa e come bisogna produrre.Basterebbe usare internet solo come spunto, a piccole dosi, mantenendo una salutare diffidenza verso uno strumento che a volte è utile ma che rimane ambiguo, e usare la presenza fisica, la parola, l’incontro, per uscire dal labirinto. Per riprendere contatto con la realtà umana e, come è inevitabile con qualsiasi contatto, cambiarla e cambiare.Se ci riuscissimo, a ritornare e così a far ritornare nella realtà altri esseri umani, forse il poeta potrebbe ancora dimostrare la propria lungimiranza.

di – Sonia Savioli
fonte : http://www.ilcambiamento.it

Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org

 
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Pubblicato da su 5 novembre 2012 in Multinazionali

 

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IL MONDO SECONDO MONSANTO -doc completo ita-


L’AUTRICE HA CONDOTTO PER TRE ANNI

Importanti ricerche che l’hanno portata in America, Europa e Asia, a scoprire la poco nota storia dell’azienda Monsanto.Avvalendosi di documenti inediti, delle testimonianze delle vittime, di scienziati e di uomini politici, il libro ricostruisce la genesi di un impero industriale che, grazie a una comunicazione menzognera, a rapporti di collusione con l’amministrazione nord americana, a pressioni e tentativi di corruzione, è divenuta la prima azienda al mondo produttrice di semi.Il testo svela inoltre il ruolo giocato da Monsanto nell’estensione planetaria delle colture OGM, senza che ci sia stato alcun controllo serio relativo ai loro effetti collaterali sulla natura e sulla salute umana.Il documentario analizza la questione degli OGM e dei brevetti sulle sementi geneticamente modificate e sui fertilizzanti chimici prodotti dalla multinazionale americana, che attualmente possiede il 90% degli OGM presenti nel mondo . Non solo: grazie alle testimonianze degli agricoltori e agli autorevoli interventi di esperti come Vandana Shiva, il film mostra l’innumerevole serie di cause che coinvolgono la Monsanto, già condannata per negligenza, frode, attentato a persone e cose, disastro ecologico e sanitario e utilizzo di false prove…..

BUONA VISIONE


Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org

 
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Pubblicato da su 28 marzo 2012 in Documentari - Film, Multinazionali

 

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CONTRO LA “MONSANTIZZAZIONE”DEL CIBO PARTE UN APPELLO


SI SA IL CONTROLLO DELL’INTERA PRODUZIONE ALIMENTARE PASSA NELLE MANI DELLE MULTINAZIONALI BIOTECH

con una elaborata strategia globale, focalizzata sull’inclusione nel mercato della materia vivente. Ma fino a che punto sarà permesso a colossi come Monsanto, Syngenta, Dupont e pochi altri, di richiedere brevetti sui vegetali geneticamente modificati (rilasciati a partire dagli anni ‘80 dopo l’approvazione di leggi brevettuali che avevano consentito di privatizzare la materia vivente) e brevetti sui vegetali prodotti in modo tradizionale, ossia senza modifiche genetiche?A chiederselo, dopo che molte delle suddette richieste brevettuali sono già state accolte, è stato recentemente il Comitato Scientifico di Equivita, organo operativo del “Fondo Imperatrice Nuda”, “punto di riferimento per tutti i medici e scienziati che – liberi dai condizionamenti di una cultura che antepone profitti commerciali e gratificazioni professionali al progresso ed alla salute del cittadino – vogliano far sentire la loro voce per un totale rinnovamento delle metodologie di ricerca e della cultura scientifica”.
Richiedere di brevettare la materia vivente sembra essere diventata una pratica fin troppo diffusa. Basti pensare che, tra il 2007 e la fine del 2009, il numero di richieste giacenti nel settore è raddoppiato. Ma che c’entrano le bistecche e la pancetta? Che cosa porta queste aziende a pensare di includere nei loro brevetti l’intera filiera della produzione alimentare, includendovi mangimi animali, animali d’allevamento e prodotti alimentari stessi?

FACCIAMO ALCUNI ESEMPI 
1) Nella richiesta di brevetto WO2009097403 la Monsanto esige diritti sulla pancetta e le bistecche, perché derivanti da suini nutriti con vegetali di suo brevetto

2) Analoga richiesta è stata depositata per pesci di acquacoltura (marzo 2010)

3) Di portata ancor più ampia alcuni brevetti già concessi, come quello ottenuto dalla Monsanto nel 2009 che, partendo dalle sementi di piante ogm, arriva ai prodotti alimentari che ne derivano, come la carne e l’olio (fonte equivita.it).

“Poiché mancano regole internazionali contro simili monopoli – denuncia il Movimento Equivita – siamo tutti presi nella stessa trappola: consumatori, agricoltori e produttori. Il rischio (o la certezza, salvo interventi tempestivi) è che con questo tentativo immorale di approfittare di leggi brevettuali molto ambigue e discutibili, si giunga a mettere l’intera produzione di cibo del pianeta nelle mani di due o tre aziende, precipitando tutti noi in un regime di controllo totalitario, che distruggerà la biodiversità naturale e che, privilegiando i profitti delle industrie (che per regola devono essere massimizzati, poiché, a differenza dei governi, le industrie non sono nate per tutelare il benessere della collettività) aumenterà la fame nel pianeta, che già attanaglia più di un miliardo di persone”.

IN INDIA LA CRESCENTE CONCENTRAZIONE DEI MERCATI

ed il conseguente (notevole) incremento dei prezzi ha portato centinaia di contadini al suicidio (ne parla anche il documentario inchiesta di Marie-Monique Robin “Il Mondo secondo Monsanto”); una sorta di anticipo, secondo Vandana Shiva, della corsa al suicidio dell’umanità, consegnata al modo di produzione capitalistico ed alla cultura dell’Occidente, oltre che segno di insuccesso della società stessa, in quanto indice del fallimento di un sistema basato sull’egoismo, sulla produzione di ricchezza che antepone il profitto di pochi al benessere generale. Intanto negli USA il Dipartimento di Giustizia ed i Procuratori generali di diversi Stati stanno già accertando se la Monsanto abbia abusato del proprio potere di mercato per escludere altri competitori ed aumentare il prezzo delle sementi.
Sembra quindi necessario aderire alla Coalizione “No Patents on Seeds” (“No ai brevetti sulle sementi”), sostenuta a livello mondiale da più di 200 organizzazioni e nata negli anni ’90 contro la Direttiva europea 98/44, che ha consentito in Europa la brevettabilità della materia vivente. Questa Coalizione esige che:

– i Governi rivedano le leggi sui brevetti, in modo da escludere i brevetti sulla materia vivente, ovvero sulle sementi, sugli animali e parti di essi, come pure sulle parti del corpo umano (anche questi ultimi brevetti – in particolare quelli sui geni – sono attualmente messi fortemente in discussione negli USA);

– gli Uffici Brevetto dei singoli Stati applichino sin d’ora un netto cambiamento di politica e di pratica, tutelando il bene comune.

La coalizione ha lanciato un appello, chiedendo che “i brevetti sulle sementi e gli animali da allevamento siano vietati in tutto il mondo”, e che “le autorità politiche e gli uffici brevetto intervengano al più presto per bloccare la concessione di brevetti su piante e animali ottenuti mediante riproduzione convenzionale, nonché su sequenze di DNA utilizzate con tecnich
fonte : http://www.terranauta.it/

Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org

 
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Pubblicato da su 16 febbraio 2012 in Multinazionali

 

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THE CORPORATION – DOC. ITA (completo)


2003 Il film, girato da Mark Achbar assieme a Jennifer Abbott, espone molti esempi storici e recenti di come le corporation usino agire: Il coinvolgimento dell’IBM nella gestione dei campi di sterminio nazisti, lo scandalo del latte contaminato in Florida da un prodotto chimico della Monsanto ; l’aberrazione della guerra dell’acqua in Bolivia quando il locale governo ne aveva appaltato lo sfruttamento ,anche di quella piovana, ad una multinazionale americana. Sono tutti esempi della assoluta mancanza di scrupoli di gruppi di persone nascoste dietro un LOGO (giuridicamente UMANO) che può pagare multe milionarie ma non può finire in prigione.

BUONA VISIONE

Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio.org

 
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Pubblicato da su 7 febbraio 2012 in Documentari - Film

 

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