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NEL OCEANO PACIFICO E’ EMERSA UNA NUOVA ISOLA GRANDE COME IL FRIULI


INCREDIBILE SCOPERTA NEI GIORNI SCORSI NEL SUD DEL PACIFICO

dove alcuni marinai australiani che navigavano nel tratto di oceano che divide la Nuova Zelanda e le Isole Tonga, hanno incontrato sulla loro rotta una gigantesca isola di pomice mai vista prima.A dare l’annuncio ufficiale è stato il ministro neozelandese della Difesa che ha già inviato sul posto un’unità della marina e ha annunciato una ricognizione aerea per fare i primi rilievi scientifici sull’isolotto, che vediamo nell’immagine a corredo dell’articolo. Stando alle prime informazioni, l’isola misurerebbe 7.500 km², e sarebbe grande quindi più o meno come il Friuli Venezia Giulia, e potrebbe essere emersa dopo una colossale eruzione del vulcano sottomarino Monowai, che si trova a un migliaio di chilometri da Auckland, vicino leneozelandesi isole Kermadec.Ma ciò che ha lasciato di stucco i marinai che hanno scoperto l’isola, è il fatto che di fatto è costituita da un’immensa lastra di candida pomice galleggiante sui flutti oceanici, data la sua origine vulcanica (raffreddandosi rapidamente in acqua la lava si trasforma in pietra pomice).‘La cosa più strana che abbia mai visto in 18 anni di navigazione’,questo il commento a caldo del tenente Tim Oscar, che ha descritto l’sola come ‘una grandissima zattera di pomice che sia alza e si abbassa seguendo il movimento delle onde, con rocce emergono per circa 60 centimetri dal livello del mare e brillano bianche come ghiaccio sotto al sole’.
Fonte: http://www.meteoweb.eupianetablunews.wordpress.com

Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org

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Pubblicato da su 16 ottobre 2012 in Attualità

 

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INCREDIBILE: IN GROENLANDIA IN 4 GIORNI SCIOLTO IL 97% DEL GHIACCIO


SONO BASTATI POCHI GIORNI A TRASFORMARE IN UNA POLTIGLIA MELMOSA QUASI TUTTA LA GIGANTESCA CALOTTA GLACIALE GROENLANDESE

Lo dimostrano le immagini raccolte daisatelliti della NASA: è il disgelo più rapido da quando, 30 anni fa, è iniziata questa forma di monitoraggio.È uno degli effetti del riscaldamento globale? Sarebbe facile ipotizzarlo, ma gli esperti sostengono che disgeli ultrarapidi avvengono una volta ogni 150 anni. Se però dovessero diventare più comuni, la situazione del livello dei mari, che già si sta innalzando oltre il livello di guardia, potrebbe ulteriormente peggiorare.Gran parte del disgelo è avvenuta in soli quattro giorni. L’8 luglio le mappe satellitari mostravano che si era sciolto circa il 40 per cento della calotta glaciale groenlandese. Ma il 12 luglio quella cifra era salita al 97 per cento. Una percentuale gigantesca se si pensa che in media, negli ultimi tre decenni, intorno alla metà di luglio fondeva solo la metà circa dei ghiacci dell’isola.La rapidità e l’estensione del disgelo di quest’anno hanno colto di sorpresa alcuni scienziati. “È stato così straordinario che in un primo momento ho avuto qualche dubbio”, racconta Son Nghiem, uno degli scienziati del Jet Propulsion Laboratory della NASA che si occupano del progetto. “Erano risultati reali o si trattava di un errore nella raccolta dei dati?”. Il disgelo ha interessato perfino il punto più alto e più freddo della Groenlandia, la Summit Station, che si trova a 3.200 metri sopra il livello del mare.

UN FENOMENO NATURALE?

“Per quanto ne sappiamo, un evento simile non si è mai verificato da quando esistono i satelliti”, sostiene Thomas Mote, climatologo dell’Università della Georgia e anche lui membro dell’équipe. Ma potrebbe essere accaduto in passato, precisa un’altra scienziata che ha partecipato allo studio, la glaciologa Lora Koenig. “I carotaggi del ghiaccio di Summit Station mostrano che disgeli di questo tipo si verificano in media ogni 150 anni”, dichiara la scienziata: l’ultimo risale al 1889.È quindi difficile stabilire se il riscaldamento globale abbia avuto un ruolo nell’evento “estremo” di quest’anno. Tanto più che il grande disgelo è coinciso con la formazione di un fronte di alta pressione proprio sulla Groenlandia, che ha attirato nei cieli dell’isola aria calda proveniente dalle basse latitudini dell’Oceano Atlantico. “C’era questo blocco di aria calda proprio al di sopra della calotta glaciale”, spiega Mote. “Un fenomeno simile per natura, anche se non per durata o dimensioni, all’ondata di caldo che sta interessando le Grandi Pianure americane, causando tra l’altro una grave siccità”.
ALLARME LIVELLO DEL MARE

Le conseguenze di questo rapido disgelo sembrano difficili da individuare quanto le cause. In luglio, ad esempio, alcuni fiumi groenlandesi hanno provocato alluvioni ma, assicura Mote, “non siamo in grado di attribuirle al disgelo”.Ma se il riscaldamento globale renderà più frequenti eventi estremi di questo tipo, avvertono gli scienziati, il livello dei mare potrebbe ulteriormente innalzarsi. Normalmente, quando il ghiaccio si scioglie, parte dell’acqua viene riassorbita dalla neve compatta che ricopre la calotta glaciale. “Così l’acqua gela di nuovo, e si ritrasforma in ghiaccio”, spiega il glaciologo Alexander Robinson del Pik, il Centro di ricerca sull’impatto dei cambiamenti climatici di Potsdam, in Germania. “Ma se la calotta glaciale si sgela e ricongela ripetutamente, lo strato di neve può assottigliarsi, e questo finisce per ridurre la possibilità di ricongelamento della calotta”.Se l’intera copertura glaciale della Groenlandia dovesse fondere definitivamente, stimano gli scienziati, il livello globale dei mari salirebbe di sette metri, con conseguenze apocalittiche.
fonte : nationalgeographic.it

Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio

 
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Pubblicato da su 29 luglio 2012 in Attualità

 

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RISCALDAMENTO GLOBALE: LA POPOLAZIONE DI KIRIBATI STA PENSANDO DI EVAQUARE IN MASSA SULLE ISOLE FIJI


LO STATO INSULARE DI KIRIBATI

potrebbe scomparire sommerso dalle acque dell’Oceano Pacifico, il cui livello sarebbe in progressivo innalzamento a causa del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici. I maggiori esponenti politici dell’arcipelago starebbero prendendo in considerazione l’ipotesi di trasferire la popolazione attuale verso lidi più sicuri, nell’evenienza che la peggiore delle ipotesi possa trasformarsi in realtà. In tal caso gli abitanti di Kiribati potrebbero trovare una nuova dimora sul territorio delle più estesa tra le isole Fiji, Viti Levu.La speranza è che una simile evenienza non si possa mai concretizzare realmente, ma il Presidente della Repubblica di Kiribati pare stia prendendo in seria considerazione la possibilità di acquistare una porzione di terreno di estensione pari a circa 2400 ettari proprio sull’isola in cui la capitale delle Fiji, Suva, si trova collocata. La proposta di vendita del terreno sarebbe giunta da un’associazione religiosa ed il suo valore si aggirerebbe intorno ai 7 milioni di euro. La sua estensione è stata giudicata compatibile in vista dell’eventuale trasferimento di una popolazione composta da 103 mila persone.

ANOTE TONG- PRESIDENTE DI KIRIBATI

spera che non si debba mai giungere ad una decisione tanto drastica. Resta però il fatto che, proprio a causa dell’innalzamento del livello del mare e dei cambiamenti climatici, numerosi villaggi costieri abbiano già dovuto affrontare un vero e proprio trasferimento, che ha comportato la dislocazione della popolazione verso l’entroterra. Gran parte degli atolli di Kiribati si trovano a pochissimi metri sul livello del mare, che anno dopo anno ne sta erodendo le coste. Le maggiori preoccupazioni sono rivolte alle generazioni future, per cui abbandonare le isole che si troveranno più a rischio potrebbe essere l’unica soluzione per la sopravvivenza.Tra i maggiori problemi vi è la contaminazione dell’acqua potabile causata dall’infiltrarsi sempre più frequentemente di acqua proveniente dal Pacifico tra i terreni delle zone abitate. Il fenomeno porrebbe particolarmente a rischio le coltivazioni e la vita di alberi e piante. Resta inoltre costante il timore che gli atolli possano essere spazzati via da inattesi e violenti eventi climatici, come gli tsunami. Nel corso degli ultimi decenni il livello delle acque oceaniche si sarebbe innalzato di soli 2 millimetri all’anno, almeno secondo gli esperti, ma tale valore sarebbe ora in aumento.Kiribati era stata una colonia britannica fino al 1979, anno della sua indipendenza. Essa si è poi trasformata in una Repubblica, in cui Capo dello Stato e capo del Governo coincidono. Sarà dunque Anote Tong a dover occuparsi della decisione finale in merito all’acquisto delle terre su cui Kiribati potrebbe trasferirsi in futuro. Il piano si trova attualmente al vaglio del Parlamento. Si prevede che il responso definitivo possa giungere entro fine aprile. Soltanto dopo aver ottenuto un parere positivo da parte degli organi politici, Tong potrà dare inizio alle trattative con le Fiji, nella speranza di poter ottenere un’accoglienza favorevole per i futuri abitanti di Kiribati.
fonte : http://www.greenme.it/informarsi/ambiente

Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio

 
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Pubblicato da su 15 marzo 2012 in Attualità

 

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