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IL SUCCO DI ARANCIA BRASILIANO NON PUO’ ENTRARE NEGLI STATI UNITI PERCHE’ TROPPI FUNGHICIDI MA VIENE IMPORTATO REGOLARMENTE IN EUROPA


GLI STATI UNITI NON COMPRERANNO PIU’ SUCCO D’ARANCIA CONCENTRATO DAL BRASILE

che provvedeva a fornire il 10% dei succhi esposti sugli scaffali dei supermarket americani. La decisione è giunta dopo che la Food and Drug Administration (Fda) ha rifiutato un compromesso sulle quantità di residuo di carbendazim, il fungicida che il Brasile ha iniziato a utilizzare negli ultimi anni sugli alberi di agrumi per contenere l’invasione di black spot, una muffa particolarmente insidiosa.L’impiego del fungicida sugli agrumi è vietato negli Stati Uniti, anche se l’Environmental Protection Agency ha dichiarato che in concentrazioni al di sotto delle 80 parti per miliardo (ppb), non è pericolosa per la salute umana. Nonostante ciò l’ente federale è stato irremovibile: non sono ammesse concentrazioni superiori ai 10 ppb. I produttori brasiliani, riuniti nella Brasilian Citrus Exporters Association avevano chiesto di innalzare il livello di tolleranza a 60 ppb e, soprattutto, di distinguere tra succo concentrato che contiene concentrazioni maggiori del fitofarmaco e succo al 100%.

A QUESTO PUNTO E’ PROBABILE

che dal Brasile (primo produttore al mondo di succo d’arancia) verrà esportato negli Stati Uniti solo succo non concentrato, che in genere rientra nei parametri, mentre ci sarà uno stop per quello da diluire.Diversi marchi statunitensi hanno già dichiarato di essere alla ricerca di nuovi produttori mentre è probabile un incremento dell’export brasiliano verso l’Europa, che già oggi è il primo acquirente.La vicenda ha avuto inizio qualche settimana fa, quando la Coca Cola ha riferito alla FDA di aver rinvenuto basse concentrazioni di carbendazim, in succhi utilizzati nella produzione di alcuni dei suoi prodotti più conosciuti come carbendazim, il fungicida. I controlli effettuati dalla stessa FDA hanno confermato quanto denunciato dal colosso di Atlanta e evidenziato che molti succhi venduti negli Stati Uniti contenevano tracce più o meno evidenti della sostanza.

SECONDO QUANTO RIFERITO DALLE AUTORITA’ SANITARIE SU 104 SUCCHI ANALIZZATI

24 avevano una quantità di carbendazim uguale o superiore ai 10 ppm: metà provenivano dal Canada, metà dal Brasile. I succhi promossi venivano invece dallo stesso Canada (22), dal Messico (18), dalla Repubblica Dominicana (3), dall’Italia (2), dall’Argentina (2), dal Costa Rica (2), dall’Honduras (2), da Trinidad & Tobago (2), dal Brasile (1), dal Libano (1), dal Belize (1) e dalla Turchia (1).I campioni italiani hanno superato il vaglio delle ispezioni perché l’impiego di carbendazim da noi è vietato dal 2005. L’Unione Europea consente l’uso solo per cereali, colza, barbabietola (da zucchero e da foraggio) e mais, ma vieta i trattamenti aerei, con la pompa a spalla e l’uso per giardinaggio domestico. La concentrazione limite nei prodotti ammessa dall’UE è di 100 ppb.La questione pone ancora una volta il problema dei regolamenti disomogenei adottati nei diversi paesi, che lasciano molte perplessità, perché se una sostanza è nociva per i cittadini americani (in questo caso i test negli animali evidenziano un pericolo per il feto e forse un effetto cancerogeno), lo è anche per gli europei.

di : Agnese Codignola
Fonte : http://www.ilfattoalimentare.it/
Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio

 
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Pubblicato da su 10 marzo 2012 in Attualità

 

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