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La sconosciuta “nave” spaziale di Cerro de la Cantera e l’enigma degli Olmechi

16 Nov

UN OGGETTO DALL’ASPETTO CAMPANULARE

Che emette fiamme dalla parte posteriore sembra viaggiare in una tempesta. All’interno un uomo di aspetto enigmatico siede con le mani su un pannello rettangolare.Un nuovo enigma dal passato emerge dalle nebbie del tempo generando motivati dubbi sul suo reale significato. L’incredibile rappresentazione è un bassorilievo di origine olmeca ritrovato su una parete di roccia basaltica a Cerro de la Cantera, Chalcatzingo Morelos, in Messico. Non è mai stato presentato in nessuna opera di paleoastronautica o di archeologia misteriosa scritta sinora da eminenti studiosi del settore, eppure sembra non presentare alcuna spiegazione razionale su quanto vi è raffigurato. Si tratta di una mia personale scoperta, non dal punto di vista archeologico (in quanto l’opera è accessibile a tutti ed è stata presentata anche su un libro di archeologia, scritto da Pina Chan intitolato “Olmechi”, Jaca, Milano 1989), ma da quello paleoastronautico, in quanto il disegno è del tutto sconosciuto agli studiosi di archeologia misteriosa e paleoastronautica. La prima volta che mi sono trovato dinanzi a quest’opera sono rimasto sbalordito. A mio parere, infatti, il bassorilievo di Cerro de la Cantera non può avere altra spiegazione, se non quella di un velivolo simile alle nostre capsule o shuttle a propulsione convenzionale. I motivi stilizzati della parte posteriore della capsula non sono interpretabili in modo diverso se non quali fiamme generate da un sistema propulsivo, così come la stessa forma campanulare dell’oggetto. Gli stessi archeologi non hanno trovato una spiegazione convincente al disegno del bassorilievo. In effetti la figura è completamente priva di ogni motivo simbolico che possa aiutare a classificarlo come rappresentazione religiosa.

IL CONFRONTO CON PALENQUE

Un utile confronto può venire dal paragone con la stele di Palenque. Da un punto di vista paleoastronautico, i due bassorilievi sono molto simili. In entrambi i casi, un uomo sembra essere ai comandi di un velivolo che genera fiamme dalla parte posteriore, come farebbe un moderno mezzo volante a combustibile convenzionale. Ma la stele di Palenque è ricca di motivi ornamentali dal profondo significato simbolico. Chi può contestare che sulla lapide di Pacal non sia rappresentato l’albero della vita? L’opera ritrovata nel tempio delle iscrizioni si presta a numerose interpretazioni alternative rispetto a quella avanzata da von Daniken che la spiega come un astronauta nel suo apparecchio. Inoltre il bassorilievo di Palenque può essere osservato e “letto” sia in orizzontale che in verticale, conferendovi, in tal modo, diverse spiegazioni. Questo non accade con il bassorilievo di Cerro de La Cantera che può rappresentare solo in orizzontale ciò che vi è stato scolpito: una capsula per viaggi spaziali.In comune le due opere hanno la presenza di un uccello, che nel bassorilievo di Cerro de La Cantera è all’inteno del velivolo. Qualcuno potrebbe obiettare che l’uccello è il simbolo della morte. Obiezione valida per la lapide del sovrano Maya Pacal, ma qual’é il significato di un siffatto simbolo nell’opera olmeca? Molto più verosimile pensare ad una figura rappresentante il volo.A parte l’uccello, il bassorilievo di Cerro de la Cantera, non ha altre figure simbolico-religiose che possano suggerire un significato alternativo a quello da me ipotizzato. Sembrerebbe essere davvero un oggetto in volo, pilotato attraverso un pannello portatile (ricordate i filmati del santilli Footage? L’analogia è davvero interessante). Ma che tipo di velivolo? Qualcuno potrebbe dire un UFO, ma personalmente rifiuto quest’interpretazione. Nessun’UFO è mai stato visto decollare, atterrare o semplicemente volare generando una fiamma come quella appartenente ad una propulsione convenzionale. E ciò è proprio quanto si desume dal disegno. La propulsione sembra essere convenzionale e troppo simile al tipo che noi oggi normalmente utilizziamo nei nostri Shuttle.E’ più credibile il fatto che ci troviamo in presenza di un indizio dell’esistenza di una civiltà remota e scomparsa, l’Atlantide, che aveva raggiunto un livello evolutivo e tecnologico simile al nostro. Civiltà che una volta estintasi ha lasciato le sue tracce, grazie ad individui scampati all’olocausto, che rifugiatisi in diverse parti del globo, hanno conservato memoria della perduta grandezza del continente atlantideo. Ma l’astronave di Cerro de La Cantera è solo l’ultimo in ordine di tempo degli enigmi olmechi.

L’UOMO SERPENTE DI LA VENTA

Infatti gli Olmechi sono stati il primo popolo civile dell’area mesoamericana. La loro importanza non sta solo nella priorità storica della loro civiltà ma anche nel fatto che molti elementi culturali fondamentali da loro elaborati si sono trasmessi a tutta l’area dell’America centrale, rimanendo poi costanti, presso le popolazioni più diverse, fino alla conquista spagnola. Probabilmente i popoli degli odierni Messico e Guatemala dovettero agli Olmechi i templi a piramide, lo sviluppo della matematica e dell’astronomia e in particolare quell’interesse per il cielo che ha spesso suscitato molti interrogativi negli studiosi.Il territorio degli Olmechi era di ridotta estensione e comprendeva la parte dell’istmo di Tehuantepec rivolta verso il golfo del Messico. La loro prima capitale, tra il 1000 e il 400 a.C., fu il centro di La Venta. Si trattava di una città che svolgeva funzioni primariamente religiose, ragione per cui poteva considerarsi più un santuario che un agglomerato urbano vero e proprio. Essa riveste notevole importanza per le testimonianze artistiche che conserva. Gli Olmechi furono abili scultori, che si dedicarono con maestria alla realizzazione tanto di teste colossali come di figure minute, a statue a tutto tondo, a bassorilievi e ad altorilievi, esplorando praticamente tutti i campi dell’arte plastica. Nel centro di La Venta si ritrova anche quella che è l’opera più significativa dal punto di vista paleoastronautico. Parliamo della stele nota come “l’uomo nel serpente”. Il serpente in questione sembra una delle primissime rappresentazioni di Quetzalcoatl, il serpente piumato, che sulla stele è raffigurato chiudersi su se stesso. All’interno dell’anello, che in tal modo si forma, è rappresentata una figura umana particolare per molti aspetti. Innanzitutto si presenta pesantemente vestita a differenza di tutte le altre raffigurazioni umane dell’arte olmeca che son seminude ed inoltre gli abiti si modellano sulla forma del corpo, come se fossro una tuta, mentre in quelle regioni sono sempre state in uso tonache o mantelli. Ciò che lascia veramente stupiti è, comunque, una sorta di scafandro indossato dal misterioso personaggio. Il casco protegge tutta la testa ma presenta un’apertura che lascia vedere il volto. Altri dettagli notevoli all’interno del serpente sono una borsa (oggetto mai esistito nell’America precolombiana) tenuta in mano dall’uomo ed un paio di pannelli scarsamente definiti connessi ad una sorta di trave. Anche se si è parlato di mito dimenticato a proposito del significato di quest’opera, sembra che la conclusione cui deve giungersi è proprio quella opposta. Ci troviamo infatti di fronte alla prima, inaspettata rappresentazione del mito diffusissimo e mai dimenticato del serpente piumato, cioè, in termini ufologici, davanti ad una astronave sigariforme del tipo del “Leviatano”. L’uomo scolpito all’interno del serpente che si tocca la coda con la testa, non è altri che un cosmonauta alla guida del veicolo nel suo interno, e bisogna riconoscere all’ignoto artista che lo ha rappresentato una grande sensibilità descrittiva. Non dimentichiamo, infatti, che, migliaia di anni dopo, gli Aztechi rimasero sbigottiti davanti ai cavalieri spagnoli ritenendoli, insieme ai loro cavalli, un unico animale fantastico capace di dividersi in due.

UNA CIVILTA’ MULTIRAZIALE

Dalle stesse rovine di La Venta possiamo avere delle affidabili risposte circa le straordinarie conoscenze degli Olmechi anche in campo antropologico. Questo popolo ha lasciato numerose statue e statuette, indice di una mescolanza di razze della quale gli era stranamente a conoscenza.Le teste di Basalto olmeche, alte oltre due metri e mezzo, pesanti sino a 37 tonnellate, che l’archeologia ortodossa ritiene ritratti di sovrani olmechi. In realtà le loro fattezze somatiche sono chiare rappresentazioni della razza negroide del tutto sconosciutra in sud-america sino al 17° secolo. Inoltre gli Olmechi erano soliti scolpire statuette di giada a tutto tondo, rappresentanti individui piccoli, glabri e dai tratti somatici orientali. Queste statuette dagli occhi a mandorla sono spesso rappresentate nella posizione del loto. Ancora una razza, quella orientale, sconosciuta in america sino ai tempi recenti. In una di queste opere nominata “presepe”, una serie di individui “orientali” è posta affianco a delle colonne affusolate chiamate “le lancie che spazzano il cielo”. Un ennesimo e indiretto ricordo di una tecnologia a razzo per viaggi spaziali oppure un riferimento mitizzato ad astronavi sigariformi? Va detto che un termine dal medesimo significato “Thn” (leggi Tehen, cioè “lancie che spaccano il cielo”) era usato in Egitto per indicare gli obelischi. Ancora una inaspettata coincidenza tra culture così distanti, a ulteriore conferma dell’esistenza di un continente ponte tra il vecchio e il nuovo mondo.Gli Olmechi hanno realizzato altre statue che rappresentano la razza bianca. Si tratta di uomini barbuti dai tratti indo-europei e caucasoidi. Altra stranezza se si pensa che gli amerindi non sviluppano peli e quindi neanche la barba. Inoltre la razza bianca, era una razza mitizzata. Come è possibile che gli Olmechi conoscessero le quattro razze base che popolavano il pianeta? Erano presenti su Atlantide? Se si pensa che come popolazione gli Olmechi furono la prima razza civilizzata presente in meso-America non è assurdo pensare che fossero i discendenti di alcuni superstiti atlantidei, e che conservassero memoria sia delle razze che popolavano qual mitico continente e sia della tecnologia che quella civiltà, forse multirazziale era arrivata a sviluppare. Una tecnologia rappresentata in modo inequivocabile nel bassorilievo di Cerro de La Cantera.

 

Redatto da Pjmanc  http://ilfattaccio.org

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Pubblicato da su 16 novembre 2011 in Attualità

 

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